Rubens, Van Dick, Ribera. La collezione di un principe

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Rubens, Van Dick, Ribera. La collezione di un principe

La mostra “Rubens, Van Dick, Ribera. La collezione di un principe” ha voluto riunire a Napoli le opere dei grandi maestri del Seicento. Torna così a Palazzo Zevallos Stigliano, in via Toledo, la collezione appartenuta in un primo momento alla famiglia Vandeneynden e poi ai principi Colonna di Stigliano. Il nome deriva da Jan Vandeneynden, un importante collezionista olandese che, insieme a Gaspar De Roomer, acquisì moltissime opere oggi riunite in questo progetto riepilogativo.

Entrambi ebbero molto successo a Napoli in attività di Import-Export di opere dalle Fiandre alla Sicilia. Per la prima volta questi capolavori, provenienti da musei italiani e stranieri, sono stati riportati a Napoli nelle stesse sale che una volta li custodivano. La Napoli del XVII secolo, legata al vicereame spagnolo, era una città molto attiva dal punto di vista culturale e una potente forza economica. Jan Vandeneynden ristrutturò Palazzo Zevallos e, anche se il nome si perse nella successione parentale, Giovanna Vandeneynden, sposa di Giuliano Colonna, ereditò palazzo e collezioni.

Rubens, Van Dick, Ribera. La collezione di un principe

All’ultimo piano la mostra si apre proprio con i ritratti dei due coniugi. L’unica sala sulla destra della scalinata è appositamente dedicata a Luca Giordano, che ha stimato e realizzato l’inventario Vandeneynden. Dieci sono le opere di Giordano facenti parte della collezione.

La prima sala effettiva si apre con “Il banchetto di Erode” di Rubens e il “Sileno ebbro” di Ribera, entrambi proprietà Roomer e rappresentanti l’effettivo contatto tra il Nord e Sud Europa, un dialogo espressivo che servirà molto all’evoluzione dell’arte di Luca Giordano. Passiamo alla corrente neo-veneta di cui Poussin è protagonista, come altra variante delle tendenze del secolo.

Aniello Falcone, a Napoli, dà voce a ciò in “Riposo durante la fuga in Egitto”, qui esposto e donato dal Roomer alla moglie di Ferdinando Vandeneynden. Una delle sale più caratteristiche dà spazio alla bellissima tela di Mattia Preti “San Giovanni Battista che ammonisce Erode”. De Dominici ci parla della predilezione per l’artista da entrambi i collezionisti Roomer e Vandeneynden.

Un viaggio nell’arte del Seicento

Nella mostra non poteva certamente mancare la personalità artistica di Salvator Rosa, protagonista della pittura di paesaggio e presente nella collezione in oggetto. Sempre il nostro biografo De Dominici sottolinea la fortuna del Rosa per questo pregiato genere che fu motivo di vanto della nobiltà napoletana.

«L’opere di Salvatore sono dappertutto apprezzate e desiderate da ogni ceto di persone, e pagansi a caro prezzo, tutto che assai ne abbia dipinte. Tali appunto son reputate quelle che nella nostra Napoli si posseggono da varii signori […] si vantano possederne delle bellissime.»

Inquadrate nella cornice dell’ultima sala, emergono le due opere “Paesaggio con uomini in armi” di proprietà Stigliano Colonna.

«Ma i due ovati posseduti dal principe di Stigliano Colonna […] sono eccellentissimi, vedendosi in essi soldati he discorrono, di prima, di seconda, e di terza veduta, con sassi Mara vogliosi accordati, è di tanta bellezza, che per farla comprendere dirò che sono delle più belle opere in tal genere di mano di Salvatore.»

L’inventario della collezione, dunque, redatto da Luca Giordano, ha permesso l’attento studio della comunità scientifica che ha condotto a risultati di eccellenza, facendo confluire, in via eccezionale, tutte le opere della collezione Vandeneynden.

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