Rudolf Nureyev. Il ballerino rockstar della danza dai piedi alati

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Rudolf Nureyev ballerino russo
© The Rudolf Nureyev Foundation

Vita e storia di Rudolf Nureyev dall’infanzia. «Diventerò un ballerino!»

Su un vagone di un treno nella ferrovia transiberiana nei pressi di Irkutsk, in Siberia, nasce il 17 Marzo 1938 il ballerino con le ali ai piedi, Rudolf Nureyev. Viene cresciuto in un villaggio nei pressi di Ufa in Russia da Farida, una mamma intelligentissima ed affettuosa, e da Hamet, militare dell’Armata Rossa di origine tartara. Suo padre, poco presente, voleva un figlio ingegnere che onorasse la patria e si interessasse alla caccia, esattamente come lui, ma l’animo sensibile e la passione per la danza di suo figlio Rudolf lo frustavano tanto da renderlo eccessivamente duro e insensibile nell’educazione del figlio.

Fu invece la mamma l’artefice del suo incontro con il mondo della danza. Dopo averlo portato a vedere un balletto al teatro, il piccolo Rudy esclamò: «Diventerò un ballerino!». Successivamente alla sua esclamazione fu iscritto ad una scuola di danza di Ufa, all’insaputa ovviamente del padre, che però scoprì tutto e non accettando la sua scelta diede inizio ad un rapporto conflittuale con il figlio.

Il prezzo della libertà

La sua insegnante di danza Ana Udeltosova fu altrettando importante per lo sviluppo di Nureyev come ballerino. I due lavorarono insieme fin quando non raggiunsero il loro obbiettivo: l’ammissione di Rudolf Nureyev all’Accademia di danza di Vaganova aggregata al Kirov di Leningrado, dove poi successivamente si diplomò nel 1958. Fu promosso primo ballerino del Kirov e divenne uno dei danzatori più famosi dell’unione sovietica.

La svolta definitiva avvenne però nel 1961 quando lo stesso Nureyev venne scelto per sostituire, a seguito di un infortunio, il ballerino Konstantin Sergeyev in un balletto a Parigi. La sua performance fu strabiliante tanto da esaltare pubblico e critica. Grazie a questo risultato il ballerino russo riuscì a chiedere l’asilo politico e a scappare da una natività rigida e oppressiva. Ad accoglierlo artisticamente fu Raimondo De Larrain, direttore della compagnia del marchese di Cuevas, che lo scritturò per la “Bella addormentata”. Nureyev era finalmente libero di dar voce al suo essere, alla sua passione, all’estro, alla sensibilità e al talento che lo contraddistinguevano, donandogli una notorietà tale da essere lui a scegliere dove e con chi danzare.

La Rudy Mania del ballerino ribelle

Il regima sovietico, a quel tempo, si serviva del balletto per dimostrare all’Occidente capitalista le doti del comunismo garantendo la ricchezza della cultura e dell’arte. La personalità esplosiva, tenace, ribelle, passionale e coraggiosa del ballerino russo incompatibile con le rigide regole imposte dal regime, lo rese il primo artista a varcare la cortina di ferro. Questa fuga oltre a farlo divenire un icona politica ed un esempio per tanti altri artisti gli costò una condanna per alto tradimento. Con l’asilo politico richiesto alla Francia, Nurayev raggiunse finalmente la libertà in ogni sua forma. Da quel momento divenne una leggenda e negli anni ’60 e ’80 esplose la “Rudy mania”, diventando protagonista delle cronache mondane.

Lanciò delle mode, come i famosi capelli a “caschetto”, -ma lui si tagliava i capelli da solo perchè a quel tempo non poteva permettersi un barbiere-. Del caschetto di Rudolf Nureyev i Beatles ne fecero un vero e proprio simbolo stilistico e il nuovo look segnò la moda degli anni ’60. Grazie a lui le grandi arene del pop e del rock si avvicinarono alla danza. Il pubblico quando lo guardava danzare urlava, lo acclamava proprio come una star, definendolo la rockstar della danza.

Chi è Rudolf Nureyev? Il ballerino russo che cambiò completamente la figura maschile nel balletto

Rudolf Nureyev è considerato il danzatore più influente del xx secolo, dopo Nizinskij e prima di Barysnikov. Ha contribuito a dar vita ad una nuova era per la danza, sradicando l’idea della vecchia tradizione del balletto classico. Attribuì una nuova fisionomia al ballerino classico: non più solo al servizio della compagna, ma con un parità d’ importanza.

Rinnovò tutto ciò che ormai era vecchio, come la pesantezza dei trucchi, delle parrucche o della gestualità delineando nei personaggi un ruolo primordiale e innovativo costruito su misura con l’interprete. Questi nuovi e fondamentali cambiamenti per il ruolo maschile nella danza furono ancor più accentuati quando Nureyev si dedicò alla coreografia. Portò in scena una rilettura dei balletti classici all’Opera di Parigi, di cui fu il direttore dal 1983 al 1990.

Amore ed amicizia sul palco e dietro le quinte

Nonostante la vita di eccessi e il suo famoso carattere impulsivo e litigioso, strinse dei legami importanti per la sua vita non solo artistica, ma soprattutto personale. Durante una tournée in Danimarca conobbe infatti, l’unico vero amore della sua vita: il fidanzato di Rudolf Nureyev, Erik Bruhn, ballerino di 10 anni più grande di lui. A Copenaghen incontrò invece Margot Fonteyn, indiscussa stella della danza britannica, che lo introdusse alla Royal Ballet di Londra. I due danzarono insieme dei celebri balletti come “Il lago dei cigni” e “Giselle” -si ricorda anche la “Giselle” di Carla Fracci e Rudolf Nureyev -.

Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn diventarono una coppia artistica immortale, tanto che solo per loro due il coreografo creò il balletto “Marguerite and Armand” ispirato alla “Signora delle Camelie”. Tra lui e Margot nacque cosi un’amicizia incondizionata che li rese partecipi e supporto l’una della vita dell’altro. Rudolf fu presente quando la celebre danzatrice fu nominata “prima ballerina assoluta” dalla Royal Ballet, fu per lei di supporto durante le crisi matrimoniali e, soprattutto, fu al suo fianco quando un tumore la colpì e l’allontanò da lui per sempre nel 1991. Ai tempi, Rudolf aveva già perso l’amato Bruhn e la mamma. La morte di Margot rappresentò quindi l’estinguersi dell’ultimo rapporto davvero profondo della sua vita

Rudolf Nureyev, la malattia AIDS non arresta il suo volo

L’enorme popolarità che gli piombò addosso non riuscì a colmare però il suo desiderio di tornare in patria. Riuscì a rientrare in Russia nel 1987, l’accoglienza che ricevette fu trionfale e finalmente riuscì a riabbracciare per l’ultima volta l’amata madre. Si esibì nel suo teatro Kirov e, anche se la sua condanna non fu mai cancellata e per molti dei sui concittadini era un cattivo esempio morale e comportamentale, il teatro fu stracolmo di spettatori.

Purtroppo arrivati agli inizi degli anni ’90 Rudolf Nureyev scoprì di essere malato, proprio a Parigi, la città che gli aveva donato la libertà. Aveva contratto l’AIDS. Ma non si arrese mai, proprio come suo solito, continuò a danzare fino all’ultimo momento, perché voleva “Morire sul palcoscenico”. Così il ballerino russo Rudolf Nureyev morì nel 1993 a Parigi, all’età di 54 anni.

Leggi qui: La Lettera alla danza di Rudolf Nureyev

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