“Sleepers” di Barry Levinson. Forza di reagire alla sottomissione

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"Sleepers" di Barry Levinson

“Sleepers” di Barry Levinson è un crime drammatico del 1996 basato sull’omonimo romanzo di Lorenzo Carcaterra. Secondo l’autore si tratta di una storia vera, la sua. Ma nonostante le indagini, non sono stati trovati dei riferimenti alla vicenda. La spiegazione potrebbe essere la stessa espressa nel film, ossia che i documenti del riformatorio in questione venivano azzerati ogni 7 anni. Scegliere di credere alla storia sta allo spettatore. Tuttavia, gli eventi mostrati e le sensazioni provate dai protagonisti rispecchiano, purtroppo, la realtà di alcuni. 

«Questa è la vera storia di un’amicizia che va oltre i legami di sangue. È la mia storia e quella dei soli tre amici che abbiano veramente avuto importanza nella mia vita. Due di loro erano killer che non arrivarono a compiere trent’anni. Il terzo è un avvocato che non esercita la professione e vive con il dolore del suo passato. Troppo spaventato per dimenticarlo e senza il coraggio di affrontarlo. Io sono l’unico che può parlare di loro e della nostra giovinezza.» 

Il lungometraggio vede la presenza di un grande cast, composto da attori quali Vittorio Gassman, Robert De Niro, Dustin Hoffman, Kevin Bacon, Brad Pitt, Minnie Driver, Billy Crudup e Jason Patric. Gli eventi sono accompagnati dalla colonna sonora del compositore John Williams, che ha ricevuto una nomination agli Oscar. Mentre Minnie Driver ha vinto un London Critics Circle Film Award come Miglior attrice non protagonista. 

In “Sleepers” di Barry Levinson la luce riflette gli eventi 

«La vedi quella strada? Quella strada è il piatto della vita, e voi altri siete gli stuzzichini.» – Ciccio Mancho  

Girato nel formato 1:2,35, “Sleepers” è caratterizzato da numerosi primi piani e mezzi primi piani. Queste inquadrature ravvicinate sono particolarmente importanti, soprattutto nelle scene in tribunale. Qui, infatti, bisogna evidenziare le emozioni che traspaiono dagli occhi dei personaggi. Nessuno sa che l’avvocato dell’accusa Michael Sullivan (Brad Pitt) è, in realtà, l’amico dei due imputati con i quali condivide un passato difficile. Ciononostante, alla testimonianza di Ferguson (Terry Kinney), i loro sguardi sono accomunati dalla stessa sofferenza. La fotografia di Michael Ballhaus ha un ruolo significativo. Le scene che si susseguono a Hell’s Kitchen alla fine degli anni ‘60 sono tutte piuttosto luminose. La luce è naturale e rispecchia la spensieratezza giovanile dei protagonisti, nonostante la vita dura di quartiere. 

«Per noi è più difficile dimenticare. Ci hai lasciato tante di quelle cose da ricordare.» – Tommy 

Quando i ragazzini si trovano in riformatorio, la luce dà gradualmente spazio al buio e prevale un certo grigiore. È il colore del disagio e del patimento che vivono lì. I ricordi, invece, vengono rappresentati in blu, il colore più adatto a simboleggiare la nostalgia del passato e di una vita serena. Durante il primo abuso che subiscono, i giovani si sentono confusi e tale sensazione viene ben resa dall’oscillazione delle lampadine che crea dei movimenti nelle ombre. La scena viene vista da fuori e pian piano ci si allontana da essa, dalla stanza e dalle urla, proprio come se i ragazzini si stessero estraniando dall’orrore di ciò che stanno vivendo. La luce ritorna, anche se non brillante come all’inizio, soltanto quando inizia la vendetta – come per il Conte di Montecristo – contro i sorveglianti. 

La tematica dell’abuso

«Se la gente sapesse quello che succede qui, si sveglierebbe.» – Shakes 
«Secondo me è meglio che non lo sappia nessuno. Sì, perché non ci credono o non gliene frega niente […] Parlarne la renderebbe più dura. […] La verità ci resta dentro.» – Michael 
«Vorrei tanto dormire una notte sola senza preoccuparmi di chi entra in camera e di cosa può capitarmi. Il giorno che lo potrò fare, sarò un uomo felice.» – John 
«Verrà il giorno, te lo prometto.» – Michael  

“Sleepers” di Barry Levinson (il nome del titolo indica gli ex detenuti dei riformatori) attraversa diversi temi. L’amicizia, il senso di protezione da parte di Padre Bobby (Robert De Niro), la difficoltà della vita a New York in quegli anni, la corruzione e la criminalità. In particolar modo, tocca la tematica dell’abuso – sia fisico che di potere – e mostra i diversi modi di rispondere ad esso. I secondini del riformatorio Wilkinson dimostrano come, collocato in una posizione autoritaria rispetto ad altri, l’essere umano perda la propria umanità. È come se si sentissero legittimati nelle loro azioni, non solo per la posizione che coprono, ma proprio perché i giovani devono essere rimessi in riga attraverso la sottomissione. 

«Nascondersi non cancella la colpa […], devi affrontare la realtà.» – Padre Bobby  

Inoltre, dal 1981, si vede come ognuno dei ragazzini abbia reagito agli eventi subiti nel riformatorio. Lorenzo (Jason Patric) è un giornalista, Michael è diventato un avvocato, mentre John (Ron Eldard) e Tommy (Billy Crudup) sono dei criminali. Persino Padre Bobby, alla scoperta degli avvenimenti, decide di proteggere i suoi ragazzi mentendo per loro, seppure sia contro la sua morale. 

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