Sofonisba Anguissola. Il coraggio di una pittrice tra soli uomini

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"Il gioco degli scacchi" di Sofonisba Anguissola

Nel pieno Cinquecento la visione dell’educazione della donna era rigida e piena di regole fisse. Pareva chiaro che ogni donna di buona famiglia dovesse seguire un determinato percorso di vita: l’imposizione di stare in casa, occuparsi del focolaio e della prole, saper ben distinguere cosa in quanto donna si potesse fare e cosa no. Non è il caso di Sofonisba Anguissola, talentuosa e libera pittrice controcorrente. La conosciamo attraverso il ritratto “Il gioco degli scacchi” di Sofonisba o Giulio Campi.

Sofonisba Anguissola: pittrice donna in un mondo al maschile

Amilcare Anguissola, uomo di buona famiglia e gentiluomo ebbe in regalo dal suo matrimonio sei figlie e un maschio che arrivò per ultimo. Possedere sei figlie, sei donne in questo periodo, un’epoca ricca ancora di determinati concetti, non era affare da poco. Amilcare era un uomo con una visione moderna e aveva destinato le sue figlie anche allo studio della pittura, della musica e della letteratura. Delle sei ragazze, solo una scelse la “tradizionale” strada che spettava ad una donna, quella della clausura. Le altre ebbero un destino assai diverso. Sofonisba ed Elena furono discepole del pittore Bernardino Campi e, nonostante fonne, furono sistemate per espressa volontà del padre a casa del maestro. Era infatti prassi che l’apprendista alloggiasse a pagamento in casa del mentore.

La stessa Sofonisba comprese che comparire come damigella vicina alla pittura e non come una vera e propria pittrice comportasse svariati e molteplici vantaggi. Vantaggi che insieme al talento le servirono per potersi creare una nomea e una notorietà. Iniziò ad affermarsi in particolar modo per i ritratti, le cui richieste aumentarono notevolmente da parte di committenti importanti. Basti citare un unico nome, quello di Annibal Caro, che si adirò con il padre della pittrice per il rinvio del proprio quadro commissionato. La sua carriera di “ritrattista” incominciò con i primi dipinti raffiguranti la propria famiglia, dal padre alle sorelle, ognuno con atteggiamenti diversi, diversi come lo erano i loro caratteri e vedute.

“Il gioco degli scacchi” di Sofonisba. Una raffigurazione coraggiosa

È bene tenere a mente che già di per sé, la carriera della giovane, la possibilità di avvicinarsi all’arte e di farci un mestiere, la veduta così aperta e diplomatica del padre sono visioni molto rare rispetto alla consuetudine di quel periodo. A racchiudere tutta l’anima ribelle e libera di Sofonisba Anguissola c’è un quadro dalla dubbia attribuzione. “Il gioco degli scacchi” testimonia tutta la spregiudicatezza e lo spirito di donna giovane pittrice in un mondo di uomini. Per alcuni critici si tratta di un autoritratto – e quindi di una visione consapevole e dichiarata di se stessa -, mentre altri ne danno la paternità al pittore Giulio Campi.

Sofonisba viene raffigurata con un vestiario alla moda e al limite dello scabroso, seduta a giocare con degli uomini a scacchi. La novità, la vera rivoluzione è la libertà di pensare di poter raffigurare in questo modo una donna. La scollatura, la partecipazione ad un gioco pensato all’epoca come prerogativa maschile e la compagnia esclusiva di uomini rendevano la donna oggetto di critiche, senza che questa avesse fatto in realtà niente di male. Libertà è la parola chiave: di vestirsi per valorizzarsi, di passare del tempo facendo ciò che appaga, di intrattenersi con uomini non appartenenti al nucleo familiare.

Tutto ciò era sconveniente, ma Sofonisba Anguissola era consapevole e decise comunque di proseguire per la sua strada. Scelse il gioco ritenuto il più onesto, quello meno disdicevole, gli scacchi e si inserì (o fu inserita) in una raffigurazione “coraggiosa”. Una donna che gioca a scacchi è disdicevole; nel dipinto si notano altre due figure femminili ma colte nell’atto di osservare e non di giocare, inoltre si pensa siano solo le sorelle di lei. Per giunta la mano sinistra di Sofonisba muove la pedina e la destra è ancora avvolta nel  guanto. Una donna, secondo la concezione dell’epoca, non era in grado di ragionare e meno che mai di muovere in modo giusto una pedina. La carnalità voluttuosa, provocante per i tempi, veste un abito alla veneziana che ne risalta le forme e attira l’attenzione. La presenza di quattro uomini al tavolo con una sola donna che gioca non fa che mettere in risalto tutta l’anticonvenzionalità della raffigurazione.

Il preannunciarsi di un cambiamento

“Il gioco degli scacchi” di Sofonisba Anguissola ebbe un favore generale, soprattutto per la cromia. Dimostrò con le varie commissioni (e in quest’opera per chi ne attribuisce a lei la paternità, invece che a Campi) di saper maneggiare abilmente il pennello. Niente di bislacco per chi si definisce pittore, per chi vuole vivere con commissioni del genere. Di strano era che a saperlo fare era una donna, che era in grado di fare ciò che non doveva e per giunta lo sapeva fare alla stregua di un pittore, di un uomo. Soffiava un vento di cambiamento, un vento flebile, leggero, ma qualcosa stava cambiando. Il pittore Van Dyck decise di immortalarla, ormai novantenne e cieca, e inserirla accanto ai suoi meravigliosi ritratti della nobiltà genovese. Un uomo, un pittore si era accorto di lei e ciò conferma che era in atto una vera e propria rivoluzione in cui la donna voleva conquistare ciò che da sempre le spettava: la libertà.

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