“Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi. Storia di una coscienza

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Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi

Lisbona, 25 luglio 1938. L’Europa è ad un passo dalla rovina, ed in Portogallo la dittatura Salazarista imperversa minacciosa e subdola. La canicola estiva fa da sfondo per la storia narrata da Antonio Tabucchi. Vincitore del Premio Campiello e successivamente film per la regia di Roberto Faenza, “Sostiene Pereira” segue la cronaca delle giornate e delle elucubrazioni del giornalista Pereira. 

«Forse, concluse il dottor Cardoso, dopo una paziente erosione c’è un io egemone che sta prendendo la testa della confederazione delle sue anime, dottor Pereira, e lei non può farci nulla, può solo eventualmente assecondarlo.» – “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi

“Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi. Uno sguardo all’Europa contemporanea

Tormentato da quesiti sulla morte, connessi al ricordo d’infanzia dell’agenzia delle pompe funebri paterna e all’amara perdita della moglie, il dottor Pereira si imbatte fortuitamente in un articolo filosofico proprio sullo stesso tema, redatto dal neolaureato Francesco Monteiro Rossi. Pensa, dunque, di contattare il giovane per una collaborazione nella rivista letteraria “Lisboa”, di cui è curatore, per commissionargli una serie di necrologi anticipati su scrittori ancora viventi nella rubrica “Ricorrenze”.

Di qui gli incontri appartati, pressoché segreti, ed i colloqui telefonici con Monteiro Rossi saranno materia di riflessione per il giornalista, il quale, abbandonato il campo della cronaca nera, realizza di aver reso la letteratura uno strumento di evasione dalla crudele realtà sociopolitica. Presa coscienza di ciò, tuttavia, Pereira avanza tra un dubbio ed un altro. È sempre sul punto di voler licenziare il giovane filosofo, i cui spudorati necrologi evidenziano il suo schieramento politico reazionario, e non riflettono sul lato più spiccatamente cristiano della resurrezione della carne, tarlo del protagonista. D’altro canto, non condividendo il pensiero allineato e nazionalista del direttore del giornale, che vorrebbe un focus univoco sulla cultura portoghese, Pereira prende le mosse dal suo collaboratore, traducendo e pubblicando le opere di scrittori francesi, come Daudet o Balzac. 

Il romanzo di formazione in Tabucchi

Quando incontrerà Marta, l’audace compagna di Monteiro Rossi, l’inquietudine di Pereira si farà sentire ancora di più. Infatti, si sente diviso dalla possibilità di aiutarlo ed affiancarlo nel suo impegno politico, ma ne avverte la pericolosità, rifiutando tutto ciò che potrebbe esporlo. L’indagine interiore del protagonista trova un valido alleato nel dottor Cardoso, medico della clinica talassoterapica di Parede, dove Pereira soggiornerà per un periodo. I dialoghi tra i due costituiscono punti nodali del romanzo di Tabucchi.

Grazie alla terapia, il giornalista riesce a risolvere il conflitto religioso che lo attanaglia tramite la teoria della confederazione delle anime e dell’io egemone. Il dottor Cardoso lo esorta a sostituire la visione cristiana di un’unica ed indivisibile anima, in luogo di un gruppo di anime, contemplandone, a turno, una dominante. Tale filosofia, unita ad un evento tragico, rappresenteranno una spinta per Pereira per prendere una posizione netta ed inaspettata.

L’autodeterminazione del Dottor Pereira

In un’atmosfera tesa e critica, Antonio Tabucchi presenta la storia del cambiamento interiore di un uomo, registrandone ogni passaggio, fino a comporre quello che a tutti gli effetti è un romanzo di formazione di un uomo e la sua coscienza. Il dottor Pereira, nelle pagine iniziali, risulta mediocre e timoroso, riflessivo e contemplativo. Tale condizione lo impensierisce e fa sì che trovi conforto nel cibo. Al Café Orquidea, quotidianamente, ordina una frittata ed una limonata ben zuccherata. La cardiopatia ed il sovrappeso peggiorano il tutto, cosicché il quadro generale è quello di un uomo ormai abbandonato a sé e agli ultimi piaceri.

Tuttavia, Pereira ha ancora molto da dare, e così, con l’aiuto di Monteiro Rossi, Marta ed il dottor Cardoso, riesce a destarsi dal torpore a lui così familiare. Anche le conversazioni con la moglie defunta pongono su un piano interessante l’autodeterminazione e la forte convinzione del cambiamento di Pereira. Pur prestando attenzione ai consigli del dottor Cardoso sul suo rapporto col passato, non rinuncia a parlare premurosamente al ritratto della moglie, che, sì, riguarda una vita precedente, ma può essere anche la chiave e la spinta per accompagnarlo nel futuro che gli resta.

“Sostiene Pereira” è la frase di rito maggiormente utilizzata nel romanzo, e che acquista un senso definito se viene considerata la natura cronachistica, quasi come una testimonianza documentaria, della storia del giornalista. In una città malinconica e decadente, dunque, ha luogo la storia di un uomo che si rende metafora di un cambiamento civile e politico necessario e rivoluzionario, che sceglie di guardare senza paura alla verità, per quanto cruda e spietata.

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