I mali del secolo, sovrappopolazione e poche risorse alimentari

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Sovrappopolazione risorse alimentari

“Inferno” è un romanzo di Dan Brown in cui un personaggio, “L’ombra”, cerca di sterminare buona parte del genere umano, al fine di preservarlo dalla sua estinzione. Le risorse alimentari non bastano più a sfamare le persone per la forte sovrappopolazione. Secondo “L’ombra” l’unico modo per prevenire la distruzione del pianeta e del genere umano è quello di diffondere un virus mortale che replichi gli effetti della peste nera. Si tratta certamente di una suggestione letteraria, ma non si può negare che il romanzo, nonostante le imprecisioni storiche e gli indiscutibili artifici narrativi, ponga un problema reale.

Uccideresti metà della popolazione per salvare la nostra specie dall’estinzione?» – “Inferno” di Dan Brown

La sovrappopolazione è un problema recente nella storia umana

In epoche remotissime la presenza dell’uomo sulla Terra era assai limitata e questo comportava una sovrabbondanza di risorse. La popolazione poteva attingere a una grande ricchezza naturale. Tanta era la terra che si poteva preferire quella considerata migliore da coltivare, naturalmente fertile. Con il passare dei secoli la popolazione è cresciuta ad un ritmo estremamente moderato, questo non solo perché la speranza di vita era molto inferiore rispetto quella attuale, ma anche perché spesso intervenivano epidemie, carestie e guerre a decimarla.

Soltanto nel XVIII secolo, con la rivoluzione agricola e industriale, si è raggiunto il primo miliardo di persone. Da quel momento la crescita demografica ha subito un’accelerazione improvvisa ed la popolazione ha cominciato a crescere in maniera esponenziale: oggi ammonta a 7,6 miliardi di anime. A questo incredibile risultato ha contribuito indubbiamente la medicina moderna, il successo nella lotta contro le malattie, la diminuzione della mortalità infantile ed il miglioramento delle condizioni di vita. Secondo uno studio condotto dall’Università di Washington e delle Nazioni Unite pubblicato su “Science” nel 2100 saremo circa 11 miliardi di anime.

La diretta conseguenza della riduzione delle risorse alimentari

«La popolazione, se non è controllata, cresce in proporzione geometrica. I mezzi di sussistenza crescono solo in proporzione aritmetica.» – Thomas Robert Malthus

L’economista Thomas Robert Malthus nel suo “Saggio sul principio della popolazione e i suoi effetti sullo sviluppo futuro della società” aveva previsto il problema già nel 1798. Invece Marx riteneva che il problema non fosse la sovrappopolazione in sé, quanto il sistema capitalistico. Nelle dichiarazioni di questi pensatori si intravede già una previsione chiara di quello che sarebbe successo.

Infatti le risorse alimentari, energetiche ed idriche non solo non sono sufficienti, ma sono anche distribuite in maniera essenzialmente ineguale. Mentre nel Nord del mondo si vivono problemi di sovrappeso e obesità, nel Sud esiste una gran parte della popolazione che non possiede il reddito necessario per acquistare i beni di primi necessità, come i viveri, e prolifera una condizione di fame e di malnutrizione. Inoltre il nostro sistema economico, capitalistico e globalizzato, induce la popolazione del Nord del mondo ad un consumo sempre maggiore. I prodotti, spesso ad alto tasso di inquinamento, vengono sostituiti molto prima dell’esaurimento del loro ciclo di vita, creando un problema di smaltimento. Per non parlare dell’inquinamento che, causato soprattutto dalle abitudini consumistiche dei continenti più “ricchi”, influisce negativamente soprattutto sulle popolazioni dei paesi intorno all’equatore.

Diversi approcci per gestire il problema

Tra le possibili soluzioni che in questi anni sono state proposte per il problema della sovrappopolazione e quindi dell’esaurimento delle risorse alimentari, c’è sicuramente la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie, per rendere sostenibile la crescita della popolazione. Ma esistono anche soluzioni di tipo sociale, come l’aumento della scolarizzazione e delle opportunità di lavoro per le donne, non è un caso che l’indice di natalità diminuisce nei paesi in cui l’iter lavorativo ha possibilità di progredire. Alcuni paesi, come la Cina, hanno tentato altre soluzioni, come i disincentivi economici alla procreazione o una legge che limiti la quantità di figli per nucleo familiare, ma ad oggi sembra che questi tentativi non abbiano portato ai risultati sperati.

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