“Stoner” di John Williams è l’eroe della normalità

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"Stoner" di John Williams

“Stoner” di John Williams è un romanzo pubblicato nel 1965, ma non riscosse subito molto successo. È stato riscoperto e ripubblicato nel 1972 negli Stati Uniti, nel 2012 in Italia. Stoner, il protagonista del racconto, è stato definito “l’eroe della normalità”. Chi ama la letteratura e le storie intense, quelle fatte di minuziosi dettagli che all’apparenza possono risultare insignificanti, non potrà fare a meno di innamorarsi follemente della storia raccontata da John Williams.

“Stoner” di John Williams. Un romanzo silenzioso

Un racconto straordinario della vita di un uomo apparentemente mediocre, a cui sembra non accadere mai nulla, ambientato tra gli anni Dieci e Cinquanta del Novecento. Stoner trova il coraggio di affrancarsi dal lavoro massacrante nei campi, a lui destinato per nascita. È un uomo che trova il coraggio di trasformare la propria passione in un mestiere, diventando docente universitario di letteratura. Williams descrive le vicissitudini che investono la normalissima vita di Stoner, l’uomo che riesce a dare forma alla propria esistenza attingendone il senso dall’amore, dal lavoro e dalla passione.

La vita di Stoner alterna momenti di buio ad attimi di luce accecante, suggellando in tal modo il compromesso della vita. Buio e luce devono necessariamente sussistere insieme, cadenzati da quel senso di ineluttabile che sfocia nella rassegnazione quando non si sa come affrontarlo.

«Si ritrovava a chiedersi se la sua vita fosse degna di essere vissuta. Se mai lo fosse stata. Sospettava che alla stessa domanda, prima o poi, dovessero rispondere tutti gli uomini. Ma si chiedeva se, anche agli altri, essa si presentasse con la stessa forza impersonale.»

Il professor Stoner è un incompreso, soprattutto da se stesso, ma è anche un uomo che subisce gli eventi senza provare a cambiarli, come il matrimonio con sua moglie che fin da subito rivela l’inceppo dei suoi ingranaggi. C’è un po’ di Stoner in ognuno di noi, almeno a volte e in determinati periodi della vita. Ad esempio nei periodi in cui lo specchio riflette la reale identità, la si afferra e si decide di renderla felice. Proprio come ha fatto Stoner con la letteratura.

«L’amore per la letteratura, per il linguaggio, per il mistero della mente e del cuore che si rivelano in quella minuta, strana e imprevedibile combinazione di lettere e parole, di neri e gelidi caratteri stampati sulla carta, l’amore che aveva sempre nascosto come se fosse illecito e pericoloso, cominciò a esprimersi dapprima in modo incerto, poi con coraggio sempre maggiore. Infine con orgoglio.»

Chi siamo e chi siamo stati

Ascoltando una lezione di letteratura, Stoner vive un’esperienza di alienazione, esce dal tempo e dallo spazio contingenti e decide cosa farà da adulto.

Ha vent’anni. Capisce che il segreto della letteratura e della sua esistenza è quello di saper imparare ad amare la vita, in tutte le sfumature di cui si compone. Stoner conferisce un alone di sacralità alla propria materia di studio ed è proprio per questo che non possiamo definirlo un inetto. La vita del professore è suggellata dalla paradossale opposizione di momenti di massima vicinanza e di totale indifferenza verso ciò che gli accade. In alcuni momenti sembra che le vicissitudini della vita gli entrino dentro profondamente, in altri, invece, lascia che gli scivolino addosso.

Sapere chi si è e chi si è stati. È questa la consapevolezza più profonda a cui portano le pagine del libro. Una consapevolezza che non viene dichiarata in forma esplicita, ma che è possibile desumere dagli eventi che travolgono la vita del protagonista. “Stoner” è forse il romanzo più silenzioso che ci possa capitare di leggere, fatto di un silenzio in grado di rivelare la verità: ciò che resta di noi, oltre l’estinzione, è la maniera in cui scegliamo di vivere l’essenziale.

«La Verità, il Bene, il Bello. Sono appena dietro l’angolo, nel corridoio accanto; sono nel prossimo libro, quello che non hai ancora letto, o sullo scaffale più in alto, dove non sei ancora arrivato. Ma un giorno ci arriverai.»

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