‘Sunday Bloody Sunday’ degli U2. Il grido rosso contro l’odio

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Sunday Bloody Sunday degli U2

30 gennaio 1972, Derry, Irlanda del Nord. Quella domenica lasciò un segno indelebile negli irlandesi. Passò alla storia come la “bloody sunday, guadagnandosi anche l’attenzione di artisti come Paul Mc Cartney e John Lennon, che cercarono di raccontarne gli avvenimenti nei brani “Give Ireland Back to the Irish” e “Sunday Bloody Sunday”. Tuttavia, furono gli U2 a portare alla ribalta quell’evento con il pezzo “Sunday Bloody Sunday”, contenuto nel loro terzo album War dell’83. La canzone, composta da un gruppo di ragazzi irlandesi per raccontare la storia di altrettanti irlandesi, venne presentata in un concerto proprio in Irlanda del Nord, a Belfast, nel dicembre del 1982 con queste parole.

«Si chiama Sunday Bloody Sunday, parla di noi, dell’Irlanda. Ma se non piacerà a voi, non la suoneremo mai più.»

Delle circa 3.000 persone presenti nella sala, solo tre andarono via. Al termine dell’esecuzione tra il pubblico si scatenò un’ovazione sia per la canzone che per la band. Il brano venne quindi inserito come prima traccia dell’album.

La bloody sunday di Derry cantata dagli U2

30 gennaio 1972, Derry, Irlanda del Nord. Un corteo sfilava per le vie della città, manifestando pacificamente contro alcune norme di polizia che istituivano l’internment, ovvero la possibilità di trattenere in detenzione un sospetto a tempo indefinito senza che vi fosse l’obbligo di rispettare i tempi procedurali per l’apertura del processo. Per ordine del governo inglese, le strade di Derry erano presiedute da diversi battaglioni di élite dell’esercito pesantemente armati. Appena vennero a contatto con i manifestanti aprirono il fuoco uccidendone 13 – la quattordicesima morirà in seguito a causa delle ferite riportate -, tra cui 6 minorenni. Nessun soldato inglese fu ucciso o ferito.

La manifestazione di Derry era solo una delle tante che si tenevano in quel periodo nell’Ulster. Negli anni ’70 la politica interna era esasperata dall’aspro conflitto tra unionists e nationalists. I primi erano i protestanti della classe media e forti sostenitori dell’appartenenza della provincia al Regno Unito. I secondi, maggioranza cattolica, erano invece fautori del movimento di riunificazione ed indipendenza dell’isola.

“Sunday Bloody Sunday” degli U2

Gli U2 hanno sempre sostenuto con forza che non si trattava di una canzone di ribellione o di rivolta. Piuttosto rappresentava la reazione incredula e scandalizzata dei giovani di fronte all’odio e alla violenza fratricida che divideva coloro che dovevano al contrario essere uniti.

«Non posso credere alle notizie che ho sentito, ma non posso chiudere gli occhi e farle andar via.»

È quindi un grido di protesta, non contro un solo atto di violenza, ma contro un ciclo infinito di violenza in cui erano imprigionati tutti i protagonisti del conflitto. “Sunday Bloody Sunday” nasce da un riff di chitarra e da un testo scritto da The Edge, mentre Bono e sua moglie erano in luna di miele. Dopo una discussione con la sua ragazza e un periodo di dubbio sulle sue capacità di scrivere canzoni, la frustrazione e la paura di The Edge sfociano in questo brano. Il testo fu rivisto da Bono, anche perché aveva un tono molto accusatorio. La prima versione del brano infatti, si apriva con la frase: «Non parlarmi dei diritti dell’IRA.» Dopo varie riflessioni, la versione fu modificata eliminando una linea politicamente troppo carica e il punto di vista della canzone diventò più umano.

Parole e strumenti

Durante la registrazione parecchio tempo fu dedicato alle percussioni. Larry fu esiliato dallo studio e sistemato sotto le scale dell’ingresso, in modo che il suono della sua batteria si amplificasse naturalmente. La canzone infatti si apre con un ritmo aggressivo del rullante che provoca subito una sensazione spietata e ricorda il ritmo usato per tenere una banda militare al passo. L’altro elemento caratterizzante del brano è il violino elettrico suonato da Steve Wickham (dei Waterboys). Un giorno il musicista incrociò The Edge alla fermata dell’autobus e gli chiese se gli U2 avessero bisogno di lui per qualche pezzo del nuovo album. Fu subito assoldato.

L’insieme di questi elementi, la batteria spietata, l’inquietante violino elettrico e l’inconfondibile arpeggio di The Edge, evidenzia la rabbia triste che avvolge la canzone.

La bianca performance live

La canzone è rimasta un punto fermo dei live degli U2. Anche se durante le sue prime esibizioni ha creato polemiche, Bono ha sempre ribadito che non si trattava di una presa di posizione a sostegno dei repubblicani. Piuttosto era una reazione emotiva a quella che era una spaventosa realtà politica. E infatti quelle prime esibizioni venivano accompagnate dall’esposizione di una bandiera bianca proprio per prendere le distanze dal tricolore irlandese e dalla Junion Jack. Il colore predominante doveva essere il bianco, il colore della resa!

Anche se è uno dei brani più eseguiti dalla band, la versione più emblematica comunque fu quella dell’8 novembre 1987 alla McNichols Arena di Denver, durante il The Joshua Tree Tour. Versione che venne poi compresa nel docu-film Rattle and Hum. Quel giorno ad Henniskillen, una cittadina nei pressi del confine con l’Irlanda del Nord, una bomba rivendicata poi dall’IRA uccise 13 persone. Una piccola folla si era radunata per rendere omaggio ai soldati del Nord caduti durante la seconda guerra mondiale, quando la bomba esplose. Fu un atto terroristico feroce e crudele, che scosse profondamente l’opinione pubblica e lo stesso movimento repubblicano. Anche la band fu colpita dall’avvenimento. Quella sera sul palco si scatenò in una versione carica di emozione che rispecchiava la rabbia di tanti uomini e donne difronte ad un nuovo atto di violenza.

How long, how long must we sing this song?

«E lasciate che vi dica una cosa. Ne ho abbastanza di irlandesi americani che non sono stati di nuovo al loro paese da venti o trenta anni e vengono da me a parlare della resistenza, la rivoluzione che torna a casa e la gloria della rivoluzione e la gloria di morire per la rivoluzione. Fanculo la rivoluzione! Non parlano della gloria di uccidere per la rivoluzione. Qual è la gloria nel prendere un uomo dal suo letto e sparargli davanti a sua moglie ei suoi figli? Dov’è la gloria in questo? Dov’è la gloria nel bombardare al Remembrance Day una sfilata di pensionati, con le loro medaglie lucidate per l’occasione. Dov’è la gloria in questo? Per lasciarli morire o paralizzati per tutta la vita o morti sotto le macerie di una rivoluzione che la maggior parte delle persone nel mio paese non vuole. NO MORE!»

Quella fu la versione definitiva della canzone, come se fosse diventata realtà proprio quel giorno in un modo che non avrebbe ma più potuto essere lo stesso. La canzone è stata poi interpretata a Sarajevo nel 1997 devastata dalla guerra, in versione acustica dal solo The Edge, e poi negli altri tour sempre per denunciare atti di odio e di violenza. Ma la domanda era sempre la stessa:

«How long, how long must we sing this song?»

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