‘Superficie’ di Diego De Silva. L’intelligenza gioca con la stupidità

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Superficie di Diego De Silva

“Superficie” di Diego De Silva è un libro pubblicato nel 2018. De Silva nasce a Napoli nel 1964, appassionato di scrittura e giornalismo nel 1999 pubblica il suo primo romanzo, “La donna di scorta”.

‘Superficie’ di Diego De Silva gioca con la stupidità e l’intelligenza

Il fatto è questo: se avete trascorso una brutta giornata e la lettura risulta un ottimo modo per staccare la spina, sicuramente con questo romanzo di Diego De Silva avrete la possibilità di godervi una buona e sana dose di risate.

Si tratta di un libro particolare, che non ha una trama specifica, tantomeno dei personaggi. Ci troviamo catapultati nella mente dell’autore, tra i suoi pensieri. È come se all’improvviso si sedessero allo stesso tavolo Woody Allen, Giacomo Leopardi e l’amico stupido di vostro zio. Ciascuno parla una lingua per conto proprio, diversa dall’altro.

«Il camorrista intellettuale legge solo classici. Ma di cosa stiamo parlando? La carbonara a Roma la cucinano gli egiziani. Quelli che amano troppo gli animali mi spaventano. Lo vedi quel nero col cappello in mano? È laureato in Ingegneria. “Cornetto vegano” è un ossimoro. Anche Hitler amava il suo pastore tedesco. Un figlio, più che un investimento, è un’azione. Hotel? Trivago.»

L’alternanza di argomenti completamente diversi tra loro, l’ovvietà di alcune esclamazioni, la capacità di trattare argomenti di vita quotidiana, patrimonio di ciascuno, sono gli elementi fondanti di una risata improvvisa, quella che ti assale tra una pagina e l’altra.

Momenti di ilarità che si alternano a piccole riflessioni

«Io non mi amo più. / Bisogna trovarsi, in certe situazioni, per capire che devi andartene. / Ricorda: per quanto il mondo vada male, va sempre meglio di come andrebbe se fossi tu a guidarlo. / Ci sono giorni in cui qualsiasi cosa accendi, non funziona. / Incredibile come in certi momenti possa tirarti su la brutta notizia di un altro./ Si è soli senza qualcuno in particolare./ Cosa ho da fare oggi? Ho molto da lavorare su me stesso.»

L’impatto non sarebbe lo stesso se De Silva non avesse volutamente alternato ai momenti di ilarità e divertimento piccoli sprazzi di riflessione, frasi che ti costringono, tutto d’un tratto, a ricomporti, a sostituire la grossa risata che ha accompagnato la lettura con un’espressione di serietà.

In fondo è cosi, siamo esseri umani e alcuni giorni non funzioniamo, siamo spenti. In tante altre occasioni, invece, abbiamo – egoisticamente parlando – bisogno della brutta notizia di un altro per accenderci. Altre volte ancora decidiamo di lavorare su noi stessi, quantomeno ci accorgiamo che sia necessario farlo per cambiare la nostra situazione. Un giorno ci svegliamo, e ci accorgiamo di non amarci più; è forse questa la cosa più difficile da accettare, l’ostacolo più grande che si possa frappore tra noi e la capacità di amare il prossimo. Un altro giorno ancora ci soffermiamo sulle mancanze, soffriamo la solitudine e ci aggrappiamo al ricordo di una sola persona.

Di fronte a questi pensieri, che si snodano come rami di un albero, non possiamo fare a meno che proseguire piacevolmente la lettura, inebriando l’animo con il modo particolare e del tutto unico che De Silva ha di scrivere.

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