Teatro in web. “Hamlet Private” scava in te con Amleto

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Hamlet Private

“Hamlet Private” o – se vogliamo rifuggire dal tanto amato inglese – “Amleto in privato” è una lettura, una performance teatrale, un’esperienza proposta e organizzata da Campsirago Residenza. Per capire bene il concetto dietro questo spettacolo bisogna cominciare dal dietro le quinte. Un omaggio doveroso al virus che ci ha costretto in casa e all’originalità del lavoro teatrale che è riuscito ad adattarsi e a trovare la sua dimensione in una realtà che allontana lo spettatore dal sipario.

“Hamlet Private” porta il teatro in casa e te nell’ “Amleto” di Shakespeare

“Hamlet Private” nasce fuori dal teatro. Muove già i primi passi nel 2014 in contesti apparentemente lontani da rappresentazioni artistiche ma che garantiscono il contatto, l’intimità e la vicinanza umana che questo format richiede. Propaggine del progetto finlandese di Gnab Collective, incontra il suo primo pubblico nei caffè, nelle sale da tè e in locali sprovvisti di palco. La forza della Campsirago Residenza, Teatro delle Scarlattine, è stata quella di riadattarla per una fruizione online, riducendo la durata e garantendo il contatto con lo spettatore (sì, perchè si esibiscono per un singolo spettatore alla volta!) attraverso le videochiamate, calandosi in una dimensione priva di spazio e tempo.

La voce della performer e le ventidue carte ispirate alla storia di Shakespeare conducono l’incontro, ripercorrono la vita privata dello spettatore che si incontra, si mescola e si confonde con quella di Amleto. I suoi dubbi, i suoi teschi viscerali. L’assenza del teatro fisico si sente, eppure, in questo caso, non si avverte come una mancanza, si inserisce perfettamente nell’idea del format. Ma torniamo all’inizio. Vi racconterò la mia esperienza.

I primi passi nei panni di Amleto

Solo un piccolo click si frapponeva tra me e l’evento, ed ecco la contemporaneità d’azione. La magia del teatro dalla notte dei tempi è sempre stato quel sipario che si apriva e quelle storie che prendevano vita in quel preciso momento. Spiacente ho pensato, ma non voglio tradire questo antico assioma teatro come vita, live is life! Poi mi contatta la Redazione e mi propone uno spettacolo in videocall, dedicato solo a me, una performance 1 a 1, un viaggio con Amleto, nei panni di Amleto. Essere, tutta la vita, si!

In poco tempo parte la macchina organizzativa. Si esce mentalmente di casa, si va a guardare il mondo con occhi diversi. Ho sempre amato il teatro come interazione tra attore e spettatore, come confronto dialogico, momento di riflessione al di fuori da me. Ho sempre amato la sua capacità di aprire a nuovi orizzonti, regalare l’opportunità di considerare le cose da punti di vista diversi e di arricchire semplicemente affidandosi all’altro. Uno sconosciuto a cui do le chiavi per sedermi a lato passeggero e lasciarmi andare. Nel mio caso la sconosciuta è stata l’attrice Giulietta de Bernardi, sempre discreta, sempre puntuale, sempre vicina ma equidistante dalle mie scelte, sempre pronta a sollevare nebbie e a soffiarci su per spianarmi il cammino. 

“Hamlet Private” è un viaggio serpentoso tra le tue carte

Hamlet Private è un viaggio condotto con l’aiuto di 22 carte che fingono da tarocchi. Una finta lettura che in realtà estrapola gli elementi del racconto di Amleto, un po’ come a scuola, quando ci dividevano in segmenti le fiabe. C’era sempre il protagonista, l’antagonista, l’episodio che portava guai, l’elemento chiave e la risoluzione. I miei ricordi sono un po’ opachi e semplicistici. Vi confesso che le 22 carte di questo spettacolo non lo sono state affatto. Il dubbio, la nave, i teschi sono alcuni dei tasselli in gioco, tutti scatti realizzati ad hoc dal fotografo Erno Raitanen in giro per il mondo con la performer.

Giulietta, dopo avermi accolto, mi ha invitato magicamente in questo mondo fatato che non ho avuto difficoltà a sentire subito mio. Bravura dell’artista, empatia, esperienza di vita e di palco entrano subito in gioco quando si crea un contatto così veloce a pelle, seppur così distanti, perché entrambi potevamo essere chissà dove nel mondo. Potenza della rete, intelligenza dell’uomo nel saperne trarre vantaggio una volta tanto. Ogni carta aveva una sua storia e insieme le abbiamo analizzate, dedicandoci con cura ad accostarle per creare la nostra “mappa del tesoro”. Ma come tutte le fiabe che si rispettino, qualcosa è andato storto (volutamente) e abbiamo dovuto rimescolare le carte.

Siamo riusciti a recuperarne alcune e son state proprio loro a parlarci di Amleto, della corte di Danimarca, del suo eroico cugino Fortebraccio, dei suoi infidi amici universitari. Ma soprattutto ci hanno parlato di suo padre e del fratello appena diventato re, dei sogni di Amleto, delle sue premonizioni, dei suoi teschi, dei suoi dubbi e il suo non sentirsi pronto, non sentirsi audace come Fortebraccio ma del suo riconoscersi coerente e finalmente volenteroso, pronto a salpare su una nave e condurre una vendetta per riprendere in mano il destino suo e quello del suo regno.

Un’esperienza che lascia il segno

Certo, che coraggio fantasioso che ho nel distruggere la storia dell’opera magna di Shakespeare per sbriciolarla in quattro righe. Ah, ma non sono stato solo nel farlo, ho avuto una bravissima complice! Vi ho solo condotto un po’ nella mia vita, perché per un giorno son stato Amleto anch’io e son certo che ognuno di voi nel suo piccolo potrebbe sentirsi unico nello spogliarsi di sé e nel vestire i suoi panni.

Questo viaggio mi ha ricordato quanto sono unico e quanto non sono solo. Nella vita di tutti i giorni, e ancor più nei mesi di quarantena, tutti abbiamo dovuto prima o poi fare i conti con i nostri pensieri, le nostre lacrime, i nostri progetti forzatamente incompiuti. Tutti ne siamo usciti più o meno con le ossa nuove. E questa esperienza amletica e privata mi ha ricordato che non sono solo, mi ha detto apertamente che allo stesso tempo non sono uguale agli altri.

Unicità e solidarietà voglio portare con me dopo questo viaggio e la consapevolezza che per mettersi in gioco basta svegliare il bambino che ho dentro, chiudere gli occhi, affidarmi e lasciarmi condurre. Sognare, sognare tutta la vita per ritrovare la forza di Amleto ed affrontare a piene mani la realtà che incontrerò domattina, quando le porte del mondo si riapriranno e la mia nave approderà nel porto.

Un doveroso ringraziamento per l’ottima riuscita di “Hamlet Private” va all’autrice Martina Marti, ai performers Giulietta De Bernardi, Anna Fascendini e Marco Mazza e al fotografo Erno Raitanen.

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