La “Carmen” di Georges Bizet arde nella passione dell’habanera

L’opera “Carmen” di Georges Bizet ha reso immortale il suo autore ma di gloria postuma con un dibattito in corso: la sua aria più famosa potrebbe essere stata frutto di un plagio. “Carmen” è un’opéra-comique ma sfocia nel dramma e non fu mai interpretata in teatro dalla Callas.

Tratta dall’omonimo romanzo di Prosper Merimée, “Carmen” è stata scritta in lingua francese dai librettisti Meilhac e Halévy che, insieme al compositore Georges Bizet, apportarono numerose ed importanti modifiche. L’opera andò in scena per la prima volta all’Opera Comique di Parigi il 3 marzo 1875 .

Reduce dal discreto successo de “ I pescatori di perle”, Georges Bizet era molto apprezzato per la sua ricchezza melodica ed il brillante tocco orchestrale. Fu il primo ad introdurre il sassofono nell’orchestra. Nato in una famiglia di musicisti, studiò rigorosamente conseguendo borse di studio tra le quali l’ambito “Prix de Rome” che ad appena 20 anni gli consentì di studiare e vivere in Italia per 5 anni, forse il periodo più felice della sua breve e travagliata vita. Neppure il matrimonio e la nascita di una figlia erano riusciti a donargli la serenità sempre anelata e mai raggiunta.

La stesura della “Carmen” di Bizet fu travagliata sin dall’inizio

Fu più facile per Bizet comporre l’orchestrazione completa, in appena due mesi, che trovare l’interprete ideale. Dopo parecchi rifiuti e lunghe trattative di carattere economico, finalmente la mezzosoprano Célestine Galli-Marié accettò di interpretare l’appassionata sigaraia spagnola, ma rese la vita difficile al povero Bizet, facendogli comporre ben 13 versioni della celebre “Habanera”.

Le prove procedettero con difficoltà: tra le critiche dei librettisti ai cantanti protagonisti, la richiesta da parte degli impresari di un finale meno tragico, i mugugni degli orchestrali che avevano definito la difficile partitura «un magnifico baccano da circo» ed infine le lamentele del coro e delle comparse che ritenevano troppo impegnative le scene in cui dovevano cantare, ballare e muoversi parecchio. Nonostante le insistenze da tutte le parti, Bizet si rifiutò di cambiare il tragico finale (ed ebbe ragione).

Non ultime, le paventate difficoltà economiche amareggiarono non poco l’autore, che nello stesso giorno della prima ricevette la Legion d’Onore. L’intellighenzia parigina composta da scrittori, compositori e cantanti famosi apprezzò la “Carmen”, ma il restante pubblico non sostenne l’opera, che venne considerata troppo scabrosa per quei tempi, a causa delle danze scandalose e del finale troppo violento. Le restanti 35 rappresentazioni arrancarono dopo numerosi adattamenti. Addirittura il costo del biglietto venne ribassato, ma la “Carmen” non decollava, non era adatta al pubblico dell’Opera-comique.

Feroci le critiche alla storia ed ai personaggi, alla musica ed alla composizione, non si salvava nulla. Solo alcuni elogiarono l’opera e tra questi il poeta Theodore de Banville, che apprezzò l’innovazione ed il realismo dei personaggi. L’insuccesso della “Carmen” amareggiò gli ultimi anni della vita di Bizet, che morì tre mesi dopo la prima, forse a causa di un infarto (soffriva di angina pectoris) o forse per suicidio.

Il coraggio dell’innovazione premiato postumo

Rappresentata prima a Vienna e poi in Italia, dove i dialoghi vennero recitati ed anche musicati (ed è questa la versione giunta ai nostri giorni), la “ Carmen” venne riconosciuta un capolavoro, rappresentata in tutti i più grandi teatri ed interpretata dai più famosi cantanti lirici. Ancora ai nostri giorni è una delle opere più rappresentate e amate.

La “Carmen” di Bizet aveva pagato lo scotto di quelle opere straordinarie che ottengono il meritato successo soltanto dopo prime disastrose (pensiamo al “Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini). Con quest’opera innovativa il verismo irrompe nel mondo della lirica francese. L’autore scava nella psicologia dei personaggi, non c’è figura negativa o positiva in toto, ma ciascuno alterna luci e ombre, proprio come nella vita.

I valori principali della Carmen

Nella “Carmen” per la prima volta si avvicendavano sulla scena zingari, ladri, sigaraie, toreri, contrabbandieri, figure di reietti della società. Inoltre l’amore, espresso come carnale passione, non era mai stato rappresentato prima in un’opera lirica. Il pubblico considerò l’opera dissoluta ed immorale, pur essendone morbosamente attratto.

Un altro primato della “Carmen” è quello della prima protagonista femminile di un’opera lirica assassinata sulla scena, la vittima di un femminicidio che, come tutti quelli perpetrati fino ai nostri giorni, nasce dal rifiuto dell’abbandono da parte dell’uomo. Carmen ha una sua personalità complessa ed anticonformista, libera dalle convenzioni e dai pregiudizi, egoisticamente protesa all’affermazione di se stessa e dei suoi desideri, a costo della propria vita.

L’ouverture sintetizza magistralmente l’azione che sfocia nel dramma inevitabile: un inizio travolgente ed immediato, con note festose che si enfatizzano nella marcia trionfale del torero e sfuma infine nel tono drammatico dei violoncelli, preludio della tragedia finale. Bizet anche se non era mai stato in Spagna, riuscì a ricreare l’ambientazione con ritmi serrati ed una notevole vitalità musicale, unitamente a scene grandiose ed animate da un numero notevole di coristi ballerini e comparse in un turbinio di colori e vitalità.

La trama e cosa faceva la Carmen di Bizet

L’azione si svolge a Siviglia nel 1820, la prima scena si apre su una grande piazza animata da passanti e soldati, al momento dell’uscita delle operaie dalla manifattura di sigari, attese dai loro spasimanti.

L’amore è un uccello ribelle
che nessuno può domare
ed è davvero inutile chiamarlo
se gli conviene sottrarsi.
Niente lo smuove, minaccia o preghiera
uno parla bene, l’altro tace
ed è l’altro che preferisco
Non dice niente, ma mi piace.

L’amore è un piccolo boemo (Romanì),
Non ha mai, mai conosciuto legge,

– L’amore è un uccello ribelle

Fa la sua prima apparizione Carmen, la gitana che con la sua “habanera” e la sua danza sensuale affascina tutti. Alla fine getta un fiore al giovane ufficiale don José, apparentemente indifferente al suo fascino e che poco prima aveva affermato il suo amore per la casta Manuela, orfana. Accusata in seguito di aver accoltellata una collega, Carmen viene arrestata, ma con le sue lusinghe convince José, già follemente innamorato, a farla scappare.

Un mese dopo si fa festa nell’osteria di Pastia, Carmen seduce con le sue danze sensuali il tenente Zuniga ed il torero Escamillo, ma rivela il suo amore a José, che è stato degradato a soldato semplice per averla fatta sfuggire all’arresto. Lui vorrebbe tornare in caserma, ma Carmen lo convince a restare con lei. Zuniga vorrebbe riportare José in caserma, ma questi si rifiuta e lo sfida a duello. Carmen chiama in aiuto gli amici contrabbandieri che fanno scappare con loro don José, che si da’ alla macchia. La vita da contrabbandiere è dura e l’amore di Carmen altalenante, alla fine ella cede alle profferte di Escamillo. José, convinto dalla fedele Micaela a tornare dalla madre che è in punto di morte, va via giurando vendetta.

Carmen è ormai la donna del toreador Escamillo, che entra trionfalmente nell’arena tra le urla e le acclamazioni degli astanti. Carmen non teme di incontrare ancora don José e non cede alle sue profferte amorose ed alle minacce, anzi, lo sfida gettandogli addosso l’anello che lui le ha donato. Accecato dall’ira, don José accoltella mortalmente Carmen, pentendosi subito dopo e consegnandosi ai gendarmi.

L’habanera: tra fascinazione, ispirazione e plagio

Georges Bizet con l’habanera si rifece ad una canzone precisa, “ El Arreglito”, che riteneva una anonima composizione popolare. In realtà era una canzone del compositore Sebastiàna Yradier, scritta appena 10 anni prima. Dovette quindi aggiungere una nota allo spartito musicale in un secondo momento, citando la fonte originaria. La Habanera si suppone sia nata a Cuba tra il XVIII ed il XIX secolo, come una variante della quadriglia francese di Haiti, un pezzo di musica cubano-africana, allusione sessuale con movimento ipnotico.

Il primo femminicidio nell’opera lirica

Carmen è la prima protagonista femminile di un’opera lirica assassinata sulla scena per il rifiuto dell’abbandono da parte dell’uomo. Carmen diventa vittima perchè padrona di se stessa, interprete del gioco di seduzione, simbolo della volubilità dei sentimenti.

Questo personaggio femminile rappresenta una novità assoluta che erompe con furia passionale nell’ambiente statico delle eroine della lirica, pressoché immobili in scena, che esprimono con gesti misurati e con struggenti acuti il loro carattere e le loro passioni.
Carmen è una eroina carnale, avvolge con la sua sensualità i suoi amanti e vive appieno la gioia, la passione. Vuole vivere fino in fondo e non teme il dramma finale, anche se pare evocarlo fin dalla sua entrata in scena. Carmen è sfacciatamente donna, in netto contrasto con la sua antagonista Micaela, un po’ come Lola e la rivale Santuzza nella “Cavalleria Rusticana” di Mascagni, andata in scena nel 1890.

Tutti i personaggi sono resi riconoscibili dal tema musicale personale e identificativo, che li accompagna sempre in scena. L’unico ad esserne privo è don José, quasi come se non avessere carattere, il cui carattere ondeggia tra l’amore casto per la dolce Micaela e la passione carnale per Carmen fino all’epilogo violento.

Apprezzamenti e polemiche

Apprezzata da Wagner e Brahms, non certo teneri con gli altri compositori, “Carmen“ rappresenta una novità per vitalità e musiche popolaresche che si mischiano alla musica colta.

Umberto Eco, in “Storia della civiltà europea” definì Carmen «uno dei principali capolavori del repertorio operistico» che nel corso dell’«Ottocento contribuisce in modo determinante allo svecchiamento di generi del teatro musicale francese». Per Nietszsche invece Carmen «è un esercizio di seduzione, irresistibile, satanico, ironico provocante».

“Carmen” in alcune rappresentazioni sembra portare con sé anche le polemiche dei suoi esordi. Nel 2009, all’apertura della stagione lirica alla “Scala” di Milano, la versione per la regia da Emma Dante e la direzione d’orchestra di Daniel Barenboim fu molto criticata. A destare dissenso sia l’ambientazione in Sicilia e sia la versione dell’eroina di Bizet proposta da Dante: «una ribelle che trasgredisce ogni regola, che diserta ogni perbenismo, conosce da sempre il suo destino di morte e per sete di libertà, è lei ad andarle incontro». Alla fine il pubblico contestò la regista con feroci ululati, mentre riservò convinti applausi agli interpreti.

Il rapporto di Maria Callas con la Carmen

Un discorso a parte deve essere fatto per il rapporto che Maria Callas ebbe con “Carmen”. La vocalità intensa e le doti interpretative della Callas ne avrebbero fatto l’interprete ideale, ma la soprano greca non volle mai interpretare sul palcoscenico l’eroina bizetiana, adducendo il fatto che per Carmen era necessaria una presenza scenica particolare ed una fisicità perfetta che lei non aveva, soprattutto a causa delle sue caviglie che riteneva troppo grosse e che l’avrebbero fatta danzare goffamente. Inaccettabile per una perfezionista come lei, che voleva offrire al suo pubblico solo la perfezione.

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Ciò non le impedì tuttavia di inserire la “habanera” nei suoi recitals nei maggiori teatri, come il Covent Garden. Memorabile l’interpretazione di Amburgo del 1962: sguardo lampeggiante, atteggiamento seducente, mimica facciale fantastica, dolcezza ed asprezza si susseguono senza sosta e fanno pensare a cosa ci siamo persi.

La Callas arricchì la sua già ampia discografia con le sue interpretazioni di “Carmen”, tra le quali spicca quella diretta da Georges Pretre ( EMI – 1964). Maria Callas, pur non avendo mai interpretato Carmen sul palcoscenico, donò accenti irripetibili di passione, cupezza e doloroso presagio di morte. Vero e proprio punto di riferimento nel mondo della lirica.

Larry Kelly, amico e già impresario di Maria, a Parigi per motivi di lavoro, la andò a trovare nel sontuoso e malinconico appartamento di Rue George V. Per salvarla da se stessa e dai suoi demoni, le propone di girare una versione cinematografica della “Carmen”, sovrapponendo alle scene girate una sua registrazione dei tempi aurei. Nonostante il grande successo del film, la Callas rifiuta d interpretare Tosca: è consapevole della fine della sua carriera e non vuole ingannare il suo pubblico, pur restando grata all’amico Larry.

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Tra le più celebri edizioni discografiche di “Carmen” è da ricordare quella RCA del 1970, diretta da Herbert Von Karajan (con interpreti Leontyne Price, Franco Corelli e Mirella Freni)e quella del 1977 diretta da Claudio Abbado (con Shirley Verrett e Placido Domingo).

Cosa c’entra la “Carmen” con la Formula 1?

Un’ultima curiosità : fin dagli anni ’90 del Novecento nel corso delle premiazioni dei piloti di Formula 1 il maestro di cerimonia da’ il via all’esecuzione degli inni nazionali e quando l’ufficialità della premiazione è terminata, al momento della “doccia con lo champagne” si leva “Le toreadors” dell’ouverture della “ Carmen”. Si ritiene che tale scelta musicale sia dovuta a Bernie Ecclestone, amministratore delegato del Gruppo di Formula 1 fino al 2017, oppure al gioco di parole car – men ( macchina – uomo) .
In ogni caso una scelta azzeccata.

Carmen di Georges Bizet

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