The Clash, i ribelli del punk rock inglese. L’unica band che conta!

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The Clash London Calling e il punk rock

I The Clash sono i pionieri del punk-reggae melodico e chi è venuto dopo si è dovuto confrontare con loro. Attivi dal 1976 al 1985, condividono la scena musicale britannica con i Sex Pistols. Fanno parte della Rock and Roll Hall of Fame (2003) e la rivista Rolling Stone li inserisce al 28esimo posto nella classifica degli artisti immortali. La loro influenza nella storia del punk è tale che sono noti anche come The Only Band That Matters: l’unico gruppo che conti.

Dai bassifondi londinesi e un inizio che non è dei migliori. Il significato di The Clash: The Only Band That Matters

Nella Londra degli anni ’70 le nuove band suonano nei locali dei bassifondi che diventano un po’ la culla di questa nuova musica. I The Clash si formano proprio durante la prima ondata del punk britannico, crescendo tra Camden, Notting Hill e Brixton, i quartieri degli immigrati. Adorano il reggae, un genere che esprime bene il loro spirito sovversivo.

La formazione originale vede Mick Jones (chitarrista), Nick “Topper” Headon (batterista) e Paul Simonon (bassista), che reclutano Joe Strummer come cantante da un altro gruppo punk (The 101’ers) dicendogli «Tu vai bene, ma il tuo gruppo fa schifo». Dopo 24 ore dall’incontro, Strummer entra nella band che Simonon chiama “The Clash”, dopo aver notato che il termine veniva utilizzato molto sui giornali. Ma il nome è stato scelto non solo per la sua frequenza sui giornali, ma anche perché vuole dare l’idea di “scontro”, “contraddizione”. L’inizio non è dei migliori.

«Le rock star ci odiavano. Qualcuno arrivò persino a minacciare la casa discografica: se li scritturate noi ce ne andiamo. Ricordo un concerto a Caerphilly, fuori dal locale un gruppo religioso organizzò una manifestazione di protesta contro di noi, proprio come era successo ai rocker degli anni Cinquanta» – Mick Jones

Ascesa e caduta in un decennio di discografia

Il gruppo diventa il punto di riferimento di una generazione di ragazzi. Tra gruppi troppo famosi (Sex Pistols), confusionari (Damned) e troppo vecchi (Stranglers), i Clash con il loro look “di sinistra” su cui risaltavano slogan rivoluzionari -“Sten Guns in Knightsbridge”, “Under Heavy Manners”- sembrano essere degli eletti da seguire.

La loro prima esibizione è nel 1976 come spalla dei Sex Pistols. Il burrascoso 1977 vede Joe Strummer e Mick Jones fare dentro e fuori di galera per vandalismo e piccoli furti, mentre Simonon e Headon sono arrestati per aver sparato a dei piccioni viaggiatori con una pistola ad aria compressa. Nonostante ciò, il loro primo e omonimo album ottiene un notevole successo nel Regno Unito. L’albumThe Clash” è considerato dalla loro casa discografica americana troppo crudo e “sbagliato” e non viene pubblicato negli USA per più di due anni.

La conquista del mercato statunitense arriva solo all’inizio degli anni ’80 con l’eclettico “London Calling” che incontra il favore del pubblico perché ricco di reggae e rhythm and blues. Ma l’album più venduto della band è paradossalmente quello che vede l’inizio della fine della band: “Combat Rock” con pezzi immortali come “Should I Stay or Should I Go?”

“Combat Rock” dei The Clash: “Rock the Casbah”

“Rock the Casbah” dei The Clash è ispirato dalla messa al bando della musica rock in Iran dell’ayatollah Khomeini. Descrive il re ordinare ai caccia di bombardare qualsiasi persona che violi il divieto; ma i piloti ignorano gli ordini e mettono invece musica rock sulle radio della cabina di pilotaggio. Per uno scherzo del destino il brano è stato successivamente utilizzato come inno di battaglia americano durante la Guerra del Golfo.

Dopo il successo di “Combat Rock” dei The Clash, a causa di tensioni la band inizia lentamente a disintegrarsi. Topper Headon viene allontanato per la sua dipendenza dall’eroina, e inizia un gioco al massacro tra gli altri membri. Terry Chimes lascia la band dopo il “Combat Rock tour” del 1982, convinto che il gruppo non potesse più continuare con le lotte intestine. Nel settembre 1983, Strummer e Simonon estromettono anche Jones, per il suo comportamento problematico e la divergenza nelle aspettative musicali. Ma la band non riesce a sopravvivere senza uno dei suoi fondatori. Così, nell’85, dopo alcuni concerti in Europa, Strummer riunisce la band, che con i nuovi componenti non è mai riuscita a decollare, e la scioglie definitivamente.

«Una band è sempre il risultato della fusione della chimica di quattro persone che suonano insieme. E se funziona non bisogna in nessun modo interferire o incasinarla, bisogna farla andare avanti il più possibile. È una lezione per tutti. Noi l’abbiamo imparata» – Joe Strummer

Nel tentativo di salvare il rock. Rock Against Racism

Come molti dei primi gruppi punk, i The Clash protestano contro la monarchia e l’aristocrazia nel Regno Unito e nel mondo, rifiutando però il pessimismo e l’anarchia tipici dei loro colleghi. Infatti, mentre i nichilisti Sex Pistols sembrano essere venuti per distruggere il rock, The Clash tentano di salvarlo, sollevando e incitando la massa.

Le idee politiche espresse nei loro testi incoraggiano tutti quelli che si trovano in una minoranza a diventare attivi, e riscuotono così la solidarietà di diversi movimenti di liberazione del momento. Nel 1978 al concerto di Rock Against Racism, organizzato dalla Lega Anti-Nazista, Joe Strummer indossa una controversa t-shirt su cui sono stampate le parole Brigate Rosse e lo stemma della Rote Armee Fraktion. Spiega poi che quella maglietta non è un incoraggiamento alle fazioni terroristiche di estrema sinistra, ma un far prendere coscienza della loro esistenza. Questo episodio però lo fa stare a disagio dopo lo spettacolo, e da questo malessere viene fuori la canzone “Tommy Gun” dei The Clash, in cui accusa l’uso della violenza come mezzo di protesta.

La band offre il loro supporto ai movimenti Marxisti dell’America Latina. In particolare sostiene il moto Sandinista con la sua ideologia patriottica e antimperialista, di tendenza socialista e nazionalista, sviluppatasi in Nicaragua. Nasce così album “Sandinista!” dei The Clash, dedicato alla causa. E per assicurarsi che il disco venga diffuso il più possibile, la band accetta anche delle royalty di vendita più.

Nella loro carriera i The Clash non sono mai completamente spinti dal denaro e anche all’apice del successo i biglietti dei concerti sono rimasti a prezzi ragionevoli. Accolgono sempre i fan nei camerini dopo i concerti, con autentico interesse nella relazione con loro.

«La cosa che Strummer sapeva fare meglio era incoraggiare le persone. Senza di lui il punk non avrebbe avuto connotazioni politiche, sarebbe stato solo un modo di vestire e di suonare veloce» – Billy Bragg

“London Calling” dei The Clash: “Should I Stay Or Should I Go”?

Le canzoni simbolo per eccellenza sono senz’altro “London Calling” dei The Clash e “Should I Stay Or Should I Go”. Il brano è diventato ormai così familiare che il suo significato originario è come svanito, tanto che nel 2012 è stato utilizzato come pubblicità delle Olimpiadi nella capitale inglese. Ma l’argomento trattato è ben lungi dallo sport e dal divertimento. L’espressione “London Calling”, infatti, si riferisce alla frase iniziale delle trasmissioni radiofoniche della BBC durante la Seconda Guerra Mondiale.

«Qui è Londra che trasmette ecco le notizie dalla Gran Bretagna aggiornate fino a questo momento e riportate fedelmente» – radiocronisti BBC dell’epoca

“Should I Stay Or Should I Go” dei The Clash fa riferimento al periodo della guerra, ma non solo come vera e propria battaglia armata. La canzone è un incitamento verso i giovani a prendere coscienza di tutto ciò che sta accadendo intorno a loro e reagire. La band vuole far abbandonare l’idea diffusa negli anni ’60 di una Londra solo turistica e frivola, per concentrarsi su problemi reali e attuali.

«Questo brano celebra Londra ma allo stesso tempo ripudia l’idea che si aveva di Londra nel decennio precedente, quando Strummer canta ‘we ain’t got no swing’ penso che volesse invitare a gettare nella spazzatura gli autobus rossi, i taxi neri e quel tipo di città» – Alan Connor, giornalista

“London Calling” dei The Clash è un’icona del punk entrata ormai nella storia. È la title track dell’album pubblicato il 14 dicembre del 1979 e diventato una pietra miliare nella storia della musica. Il disco contiene numerosi riferimenti a ciò che stava accadendo in quegli anni, dalla disoccupazione, fino al dilagare delle droghe e al razzismo.

La copertina di “London Calling” by The Clash e Pennie Smith. Miglior foto rock di tutti i tempi

L’energia dei The Clash, la rabbia punk degli anni ’70 e l’idea di ribellione sono facilmente riconoscibili nella copertina del disco che è stata votata come “Miglior foto rock di tutti i tempi” e raffigura Paul Simonon mentre solleva il suo basso e lo distrugge sul palco.

La foto “London Calling” di Pennie Smith è reale ed è stata scattata nel club Palladium di New York, alla fine di un concerto il bassista esprime la sua frustrazione nei confronti del pubblico, giudicato troppo “spento” per un concerto punk-rock. In realtà non è colpa degli spettatori. I buttafuori del locale impediscono alla gente di alzarsi in piedi perché in quel tipo di locale il pubblico deve rimanere seduto.

Lo scatto di Pennie Smith, già fotografa dei Led Zeppelin, avviene a pochi passi da Simonon con la Pentax 35 mm. Indietreggia per non essere colpita e scatta una foto in bianco e nero. L’immagine è cosi iconica che nel 2010 diventa anche un francobollo, mentre quel basso, in legno chiaro e spezzato all’altezza del manico, è stato regalato dai The Clash alla città di Londra. Proprio dall’estate del 2021 è esposto permanentemente nel Museum of London in una galleria di oggetti che rappresentano la storia di Londra dal 1950 ad oggi. The Only Band That Matters!

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