“The Danish girl” di Tom Hooper. Lotta alla ricerca dell’identità

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“The Danish girl” di Tom Hooper

“The Danish girl” di Tom Hooper racconta un viaggio alla scoperta di sé. Indubbiamente il percorso di Lili Elbe, nata Einar Wegener, è un importante simbolo della lotta e dei sacrifici necessari per raggiungere la piena realizzazione della propria identità. Con “The Danish girl” Tom Hooper cerca di rendere giustizia al coraggio di una donna che ha dovuto combattere per essere accettata dal mondo. Il dramma del conflitto sia interiore che con la società è reso con estrema delicatezza. Ogni inquadratura approfondisce la sfera emotiva di Lili ed indaga il suo rapporto con l’esterno, in particolare con sua moglie Gerda, senza scadere nel becero voyeurismo. Al contrario, le scene assumono un grande valore artistico, oltre che narrativo.

«Penso che ognuno di noi abbia una barriera fra sé e la versione migliore di sé. La storia di una persona che supera quella barriera per raggiungere la versione migliore di sé è veramente ispirante» – Tom Hooper

“The Danish girl” è un percorso verso l’autodeterminazione

«Questo non è il mio corpo. Devo lasciarlo andare» – Lili Elbe

Il tema centrale è indubbiamente la ricerca propria identità. Lili Elbe è considerata un’icona della comunità LGBT, poiché fu una delle prime persone transessuali. Quindi, in quanto donna transgender, l’autodeterminazione assume per Lili una connotazione completamente differente. Non si tratta unicamente di una donna che cerca di affermare i propri diritti in una società fondamentalmente misogina, ma di una donna che deve lottare per far sì che il mondo la percepisca come tale. Nell’Europa degli anni ’20 l’identità di Lili è un fattore estremamente problematico. Lei ne è perfettamente consapevole ed è per questo motivo che in un primo momento cerca di soffocare Lili sotto la sua falsa identità maschile. Sebbene sia ritenuto più accettabile dalla società borghese e bigotta, Einar non è nient’altro che un travestimento, un tentativo da parte di Lili di conformarsi agli standard del mondo in cui vive.

«Ogni mattina mi riprometto che trascorrerò tutto il giorno come un uomo. Ma io penso i pensieri di Lili, sogno i suoi sogni. È sempre lì.» – Lili Elbe

Inevitabilmente la sfera femminile è protagonista all’interno del film. Fin dal primo momento in cui Einar mette in dubbio la sua identità è evidente che la sua parte femminile sia sempre stata presente. La femminilità frustrata di Einar si intravede già quando si aggira per il teatro sfiorando con noncuranza i vestiti di scena. Tuttavia è nel momento in cui posa per sua moglie Gerda che Lili vede finalmente la luce. Il sussulto di Einar nell’afferrare l’abito da ballerina è solo il primo passo verso la consapevolezza della sua vera identità.

La ricerca della bellezza

“The Danish girl” di Tom Hooper è un film ricco di bellezza e armonia di forme e colori. La bellezza dell’arte permea ogni scena portando il conflitto interno all’animo di Lili al sublime degli artisti romantici. La camera statica simula il punto di vista dell’occhio umano e le inquadrature richiamano il processo creativo dell’artista. La scena diviene quindi tela e i personaggi sono i soggetti che la animano. I colori tenui, le luci soffuse e la fotografia calda e morbida rendono le scene simili a dei veri e propri quadri.

«Sono entrambi artisti. Sono due persone spensierate e dalla mentalità aperta.» – Alicia Vikander (Gerda)

Gerda ed Einar sono due artisti estremamente diversi e per questo complementari. La loro visione della bellezza artistica si riflette nei loro quadri e richiama caratteristiche delle loro personalità. I ritratti di Gerda denotano un carattere analitico e particolarmente attento ai dettagli. Al contrario, l’arte paesaggistica di Einar esplicita la sua tendenza ad osservare la vita da lontano, al sicuro dall’invadenza della società che Einar decide volontariamente di escludere dalla sua arte, incentrata invece sulla natura. Se per Einar la bellezza è silenziosa e contemplativa, Gerda la interpreta come energia creatrice di vita. Questo tratto avrà un ruolo determinante nell’emersione di Lili.

“The Danish girl” e “Pigmalione” di Ovidio. Analogie sulla creazione dell’identità

«Mi hai sempre ritratta migliore di ciò che ero. Ma io divento tutto quello che tu disegni. Mi hai resa bellissima. E ora mi rendi forte. Hai così tanto potere» – Lili Elbe

Il percorso alla scoperta della propria identità intrapreso da Lili può facilmente essere accostato alle “Metamorfosi” di Ovidio. Il concetto stesso di metamorfosi può benissimo applicarsi a Lili che compie una trasformazione per far sì che il suo animo e il suo aspetto esteriore combacino. Tuttavia è impossibile non riconoscere il ruolo preponderante di Gerda nella metamorfosi di Lili. Ciò rende la storia di Lili particolarmente simile al Pigmalione di Ovidio. Infatti, è proprio Gerda come lo scultore cipriota a plasmare Lili e a far sì che la sua identità possa emergere. La sua potenza creatrice è tale da portare Lili  – fino ad allora tenuta ben nascosta da Einar – ad emergere.

Tuttavia, al contrario di Galatea, Lili non nasce per soddisfare il bisogno d’amore del suo creatore. Lili è indipendente dalla sua creatrice al punto tale che da lei non eredita nemmeno la visione di femminilità. Gerda rappresenta un esempio di donna che vive al di sopra degli stereotipi. Fuma come un uomo e non è spaventata dal confronto col genere maschile. Invece Lili costruisce il suo modo di esprimere la sua identità di genere osservando l’eleganza delle ballerine di danza classica o la voluttuosa sensualità delle prostitute nei bordelli francesi. Per questo motivo, seppur simili, “The Danish girl” e Pigmalione sono destinati ad avere due epiloghi differenti. Al contrario del mito di Ovidio, in “The Danish girl” Lili si allontana dalla sua creatrice intraprendendo un lungo percorso che la porterà verso una libertà sofferta.

«Tu mi hai resa possibile.» – Lili Elbe

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