‘The Handmaiden’ di Park Chan-Wook. Film di amore e vendetta

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The Handmaiden di Park Chan-Wook

Il tema della vendetta è talmente caro al regista Park Chan-Wook da esserne addirittura diventato il suo tratto distintivo. Infatti, si è guadagnato l’attenzione dell’occidente grazie alla “Trilogia della Vendetta”. Il film “The Handmaiden” ne è degno successore, oltre a rappresentarne la perfetta sintesi. Violento come “Old boy” ed elegante come “Lady Vendetta”, “The Handmaiden” di Park Chan-Wook è un thriller dalle tinte gotiche che racchiude contemporaneamente al suo interno brutalità e raffinatezza.

«Questo sentimento mi perseguita e abita in me, come una malattia. Mi ricopre, come pelle.» – Sarah Waters, “Ladra

L’idea per questo film nasce dal romanzo “Ladra” della scrittrice gallese Sarah Waters, però Park Chan-Wook sceglie di non farne una trasposizione fedele, ma di modificare alcuni dettagli in modo da rendere la narrazione più interessante ed originale. L’ambientazione viene quindi spostata dall’Inghilterra vittoriana alla Corea degli anni ’30 e i personaggi maschili acquisiscono una maggiore rilevanza rispetto all’opera originale per mettere in risalto il contrasto fra la sfera maschile, rappresentata come gretta e squallida, e quella femminile, sensuale e misteriosa.

‘The Handmaiden’ di Park Chan-Wook ritrae la società coreana degli anni ’30

La scelta di collocare la vicenda negli anni ’30 non è del tutto casuale, ma dettata dall’esigenza di individuare un periodo storico abbastanza recente dove esistesse ancora la servitù. Inoltre, gli anni dell’invasione giapponese della Corea rappresentano per il paese un’epoca oscura che ben si presta ad incorniciare l’atmosfera cupa della pellicola.

L’idea di Park Chan-Wook era quella di rappresentare una società in decadenza dove pur di mantenere i propri privilegi – o acquisirne di nuovi, come l’utilizzo dell’elettricità – l’alta società coreana si mostra ben felice di rinunciare alla propria identità culturale, parlando la lingua dell’invasore e adottando i costumi occidentali. In uno scenario così angosciante, evidenziato anche dalla fotografia dai toni oscuri, non sorprende che sentimenti positivi come l’amore facciano fatica ad emergere. Tuttavia, Sook-Hee e Lady Hideko, le due protagoniste del film, riescono a squarciare il buio dominante donando colore alla narrazione. Perfino nell’aspetto visivo è evidente il contrasto fra l’oscurità generale ed i colori vivaci degli abiti delle due donne che sembrano quasi brillare nelle tenebre.

La vendetta femminile secondo Park Chan-Wook

«La figlia di una ladra leggendaria che ricavava cappotti invernali dalle borsette rubate. Lei stessa una ladra, borseggiatrice, truffatrice. La salvatrice che è venuta a rovinarmi la vita. Mia Tamako, mia Sook-Hee.» – Lady Hideko

Sook-Hee e Lady Hideko vivono in un’epoca infelice, soprattutto per le donne. Ogni dettaglio sembra voler sottolineare la loro condizione di inferiorità sociale. Nei primissimi minuti di film Sook-Hee viene ripresa mentre osserva l’immensità della casa dove andrà a lavorare attraverso un high-angle shot, una particolare ripresa dall’alto che contribuisce a far sembrare il soggetto raffigurato come debole ed indifeso e che comparirà spesso in seguito. Dal canto suo, Lady Hideko vive prigioniera dello zio Kouzuki, un essere abbietto che dopo aver ucciso sua moglie vorrebbe sposare la sua stessa nipote per ottenere la sua ricchezza. Eppure le due donne riescono a riappropriarsi delle loro vite grazie all’amore che provano l’una per l’altra e a liberarsi dell’oppressione maschile attraverso una fitta rete di intrighi ed inganni che porteranno Lady Hideko a vendicarsi degli abusi subiti dal viscido zio e Sook-Hee a sbarazzarsi del petulante conte Fujiwara.

In “The Handmaiden” Park Chan-Wook rappresenta la vendetta da un punto di vista differente. Proseguendo il filone narrativo iniziato con “Lady Vendetta”, il regista raffigura la vendetta come un atto necessario per la salvezza. Lady Hideko ottiene la propria libertà attraverso la vendetta e Sook-Hee si riscatta aiutando la sua amata a vendicarsi.

Le critiche rivolte al film per un amore tutto al femminile

«Certi argomenti non sono più un tabù nel cinema, ma ci sono modi di trattarli che causano ancora shock.» – Park Chan-Wook

Nel suo anno di uscita, il 2016, “The Handmaiden” suscitò diverse critiche a causa della presenza di una relazione amorosa fra due donne. In particolare si riteneva che le scene sessualmente esplicite fossero fuori luogo ed irrilevanti all’interno della narrazione. Tuttavia, questo film rappresenta indubbiamente un punto di svolta nell’ambito del cinema queer coreano. Prima di “The Handmaiden”, infatti, la tendenza era quella di rappresentare questo tipo di tematiche con una patina di pudore per evitare di creare scandalo.

Questo film dimostra inequivocabilmente che è possibile inserire nella narrazione anche dei contenuti espliciti queer mantenendo intatta l’eleganza stilistica dell’intera opera. In questo caso, infatti, le scene esplicite fra Sook-Hee e Lady Hideko sono rappresentate con estrema grazia e precisione: le due donne vengono riprese a figura intera con inquadrature perfettamente simmetriche che danno allo spettatore l’impressione di stare guardando la scena attraverso uno specchio. Park Chan-Wook ha decisamente creato un precedente importante nel cinema coreano realizzando un film originale ed emotivamente intenso.

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