“The Sound of Silence” di Simon e Garfunkel. Storia e leggende

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"The Sound of Silence" Simon e Garfunkel.

“The Sound of Silence” di Simon e Garfunkel è una delle canzoni più conosciute e suonate e tradotte al mondo. Su Youtube ci si imbatte nella versione originale e in infinite cover-rivisitazioni-interpretazioni-traduzioni-adattamenti.

Origini e leggende

Come nasce? Leggende più o meno metropolitane citano diverse versioni. Si dice sia stata composta in sei mesi. Una riga al giorno. Per poi trovare la luce discografica il 10 marzo del 1964. Invece Paul Simon spiega in un’intervista di aver scritto il brano di getto nel 1964. Ma l’alone di mistero non si dipana con questa dichiarazione, perché è sempre l’autore stesso ad affermare altrove che il fortunatissimo incipit è stato ispirato dall’assassinio di J. F. Kennedy il 22-11-1963. Anno in cui Simon e Garfunkel composero il brano.

«Hello darkness, my old friend

Simon si rivolge all’oscurità come a una vecchia amica. È lui stesso a raccontare, ancora, di quando abitava coi genitori e suonava o componeva spesso chiuso in bagno, al buio, con l’acqua del rubinetto che scorreva.  

Non si conosce la verità fino in fondo su “The Sound of Silence” di Simon e Garfunkel. E molto probabilmente non si conoscerà mai. O forse, semplicemente, c’è del vero in ogni versione. Dichiarazioni, teorie, ipotesi, allusioni fanno da paravento alle vere origini di questo brano, rendendolo oltremodo affascinante. Alcuni punti fermi però ci sono. E il primo è che al momento dell’uscita, con il titolo “The Sounds of Silence”, con la s del plurale, il brano cadde praticamente nel silenzio. Venne però ripreso un paio di anni dopo. Lo stesso produttore, accortosi che in effetti la canzone passava per radio nonostante tutto, decise all’insaputa del duo di farne un nuovo arrangiamento. Ed è quello che è giunto fino a oggi. Non si è più arrestato, rendendolo uno dei brani rock più celebri del mondo.

Per gli appassionati di cinema questo brano è fortemente legato al celebre cult “Il Laureato”. La melodia scandisce in particolare la scena in cui Dustin Hoffman irrompe in chiesa per interrompere il matrimonio e fuggire con la sposa. Ma a prescindere dal film, il brano semplice e ripetuto è di un’orecchiabilità tale da restare in testa in modo martellante ma senza mai annoiare.

“The Sound of Silence” di Simon e Garfunkel. Anima e significato

I versi invece sono tutt’altra cosa. Possiamo partire sempre da una dichiarazione dell’autore che la scrisse per tentare di raccontare

«con la semplicità delle melodie e delle parole l’alienazione giovanile. Avevo 21 anni, non ho scritto pensieri molto elaborati. Era pura rabbia adolescenziale, ma possedeva un livello di verità che ha finito per toccare la sensibilità di milioni di persone.»

Un’alienazione visionaria, si può dire. Perché di questo si parla, sin dall’inizio. E Simon ci racconta questa visione. Lui, da solo nella notte e nel freddo viene colpito da una luce al neon che tocca il suono del silenzio. E in questa luce artefatta intravede diecimila o forse più persone che non parlano, non ascoltano, non cantano, pur componendo canzoni. Il tutto per non disturbare la solennità. Lui quasi impreca contro questa folla, ma le sue parole cadono nelle sorgenti del silenzio. Lui guarda queste persone adoranti il dio-neon da loro stesse creato. E il neon parla: «Le parole dei profeti sono scritte sopra i muri delle metropolitane e delle case popolari». Quest’ultimo è un genere di metafora cara agli autori anglosassoni che si riferisce alla scritta biblica apparsa sulla parete decifrata dal profeta Daniele che è un vaticinio, destino segnato. Da qui deriva il modo di dire anglosassone “the writing in the wall”.

Un significato antico ed eterno

Metafora della vita che riserva grandi gioie intervallata da momenti di grande dolore. Incapacità sempre attuale di comunicare, che accompagna da sempre l’essere umano. Realtà sterile governata dal consumismo. Il silenzio come unione di grida e dolori non urlati. Uno smartphone che ci isola e tutela dalla paura del silenzio introspettivo. Tutto o niente. Retorica o verità. Ecco cosa si cela e si svela dietro a “The Sound of Silence” di Simon e Garfunkel.

«Penso che in una canzone non è tanto quello che dicono le parole, ma quello che dice la melodia e il sound complessivo. Sono convinto che se non hai la melodia giusta, non importa quello che hai da dire, la gente non la ascolterà. La chiave di “The sound of silence” è la semplicità della melodia, e solo dopo le parole che parlano di alienazione giovanile» – Simon

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