The Village di Shyamalan. Horror al confine tra fiaba e psicologia

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“The Village” di M. Night Shyamalan arriva dopo il successo dei precedenti lungometraggi, tra cui “Il sesto senso” e “Signs”. La storia, apparentemente horror, nasconde in sè le debolezze dell’umanità. La volontà di allontanarsi dalla violenza e dai peccati porta l’uomo a creare un luogo idilliaco dove, però, la natura umana si fa nuovamente avanti. La paura persiste nella sua forma originale e si sviluppa anche in qualcosa di nuovo. C’è quella reale, dei peccati e dei vizi, e quella fittizia, creata dall’uomo stesso come mezzo di potere. La violenza e il dolore si ripresentano ancora. Ciò che provoca terrore non è quindi là fuori, oltre il bosco, ma dentro ogni essere umano. 

«Let the bad color not be seen, it attracts them. Never enter the woods, that is where they wait. Heed the warning bell, for they are coming.»  

La fotografia per riflettere le dicotomie del film

“The Village” di M. Night Shyamalan, nel formato 1:1,85, mostra una fotografia caratterizzata dall’utilizzo della luce naturale. Il direttore Roger Deakins ha ricreato scene luminose all’aperto e in contrasto negli interni. Nel primo caso è presente un paesaggio naturale, formato da case semplici e delimitato da un bosco pericoloso, che rimane sempre in una luce leggermente soffusa. Nel secondo caso, l’utilizzo di fonti artificiali, come il fuoco nel camino o quello delle candele, regala un gioco di luci e ombre che incrementa il chiaroscuro delle immagini.

Le scene sono contraddistinte da colori tenui che intensificano l’ambientazione dell’epoca adottata. Le tonalità presenti sono poche e si confondono tra loro. C’è una prevalenza di verde e marrone che restano piuttosto opachi. Quelle più luminose sono, invece, il giallo e il rosso che assumono una certa importanza. Mentre il giallo rappresenta la protezione e la sicurezza, il rosso è il pericolo, il colore del mantello delle creature innominabili.  

«Tu hai grande forza, Ivy. Tu sai guidare chi sa solo seguire. Tu vedi la luce quando c’è solo tenebra. Io mi fido di te. Mi fido più di te che di chiunque altro.» – Edward  

Si creano quindi diverse dicotomie: sicurezza e pericolo, realtà e finzione, passato e presente, dentro e fuori. In quest’atmosfera mista tra chiarore e oscurità, anche i dialoghi assumono una sfumatura differente. I racconti degli anziani della comunità di Covington appaiono misteriosi e sovrannaturali. Eppure dietro si nasconde ben altra realtà.  

La spiegazione del film “The Village” di M. Night Shyamalan si cela nella psicologia dell’uomo oltre il villaggio

“The Village” di M. Night Shyamalan si presenta come una fiaba popolare che viene narrata agli abitanti del villaggio dagli anziani. Loro conoscono il mondo circostante e hanno preferito allontanarsene per rinchiudersi in una realtà differente, plasmata da se stessi. Sperano così di allontanarsi dalla violenza e dai peccati. L’ambiente sicuro però è soltanto un’illusione. Anche nel villaggio emerge la natura umana, rendendo vano il tentativo dei fondatori. 

«Noi coltiviamo la speranza, che è la bellezza di questo posto. Non bisogna scappare dal dolore. Mio fratello è stato ucciso in città, il resto della mia famiglia è morta qui. Il dolore è inevitabile, ora lo sappiamo. Ivy corre verso la speranza, lasciamola correre. Se questo posto ha un valore, il destino vorrà che Ivy riesca.» – August  

Nonostante le storie che raccontano i governanti e le loro messe in scena, la realtà rimane quella che è. Non accettarla non implica la sua inesistenza, allontanarsene porta soltanto a un blocco. In effetti la chiusura del villaggio rappresenta quella della mente umana. Si vede e si crede ciò che si vuole. La paura viene usata come strumento di persuasione e di controllo sugli altri. Chi le sottostà senza coraggio preferisce attenersi al regresso piuttosto che al progresso. Tuttavia, la realtà persiste, il mondo al di fuori continua. L’umanità e ciò che ne consegue non mutano, il che porta gli abitanti ad aprire uno scorcio con il mondo reale. 

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