Tiziano Terzani e il cancro “amico”. Un singolare viaggio spirituale

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Tiziano Terzani e il cancro

Quando la vita pone dinanzi ad ostacoli che sembrano insormontabili, ognuno ha il proprio espediente per esorcizzare la paura che inevitabilmente ne scaturisce. C’è chi conta ogni singolo stadio dell’elaborazione del lutto e chi si butta a capofitto in qualunque occupazione riesca mantenere la testa occupata. Poi c’è chi trova rifugio nella lettura e si conforta tra le pagine e l’inchiostro dei libri. Una lettura catartica e spirituale è sicuramente quella di Tiziano Terzani. Proprio durante gli ultimi anni della sua vita si ammalò di cancro. Attraverso i suoi scritti lo seguiamo nelle diverse fasi iniziando dalla lotta fino alla pace, quando lo riscoprì come un amico giunto per non farlo cadere nella routine della vita e per fargli ancora apprezzarne tutte le sfumature. In “Un altro giro di giostra” e “La fine è il mio inizio” racconta il suo percorso e la singolare filosofia con cui lo ha condotto. 

«Col cancro mi ero conquistato il diritto di non sentirmi più in dovere di nulla, di non avere più sensi di colpa.
Finalmente ero libero.
Totalmente libero.
Parrà strano, e a volte pareva stranissimo anche a me, ma ero felice.
“Possibile che bisogna proprio avere il cancro per godere della vita?” mi scrisse un vecchio amico inglese.»

“Un altro giro di giostra” è un viaggio di scoperta nel corpo e nello spirito

I suoi scritti non si incentrano solamente sugli aspetti più personali, sono anche in grado di mettere in comunicazione con “l’altro”. Al di là di ogni confine sia fisico sia mentale, colma un’eventuale distanza tra la propria anima e quella altrui. Questo perfetto fluire di emozioni trova ampio respiro in ogni sua opera e leggerne le sfumature è sempre sorprendente. Tuttavia, quando Terzani scopre di avere un cancro, il suo punto di vista così globale acquista un peso in più: si trasforma in una risorsa. Anni di viaggi e di conoscenza di altre culture hanno temprato la sua curiosità. Allora, al pari di uno studio giornalistico, intraprende un’indagine per andare a fondo nelle concause della malattia e per scoprire la chiave per adattarvisi come può. 

Dunque, appresa la tragica notizia, attinge a tutte le sue esperienze e anche in questo caso si imbarca in una serie di viaggi per trovare una cura azzeccata. Ma una volta presa coscienza dell’imminente fine, decide di raccogliere le sue vicende ospedaliere. Tra le corsie d’ospedale di New York e la solitudine della comunità religiosa indiana – l’ashram – ambienta “Un altro giro di giostra”. È al suo interno che Terzani abbandona l’idea di una guarigione e sviscera gli aspetti più profondi del cancro. La scrittura diventa uno strumento per tracciare il suo vissuto. Così, ripercorre il passato in giro per l’Oriente, facendo leva sugli aneddoti raccolti in anni d’esperienza.

Tiziano Terzani attraversa le fasi del cancro con sguardo caleidoscopico

«Il mondo esterno influiva eccessivamente sui miei umori. Ero irritabile, instabile, soggetto a troppi alti e bassi. Gli dissi che mi sembrava di guardare il mondo attraverso un caleidoscopio: una piccola mossa e tutto appariva verde; ancora un leggero tocco e tutto era rosso, poi nero e poi oro. Volevo fermare il caleidoscopio, così che tutto restasse d’un colore. Volevo mettere fine agli alti e bassi, che tutto fosse pari.» 

Con sguardo caleidoscopico filtra la realtà circostante e forma il suo spirito. Ogni colore corrisponde ad uno stato d’animo ed il continuo cambio di sfumature produce in lui un’altalena di emozioni. È proprio in questo saliscendi che ravvisa la sorgente dei suoi mali. Nonostante la tentazione di arrestare lo sguardo sui colori più positivi e vibranti sia forte, comprende che ciò non è sempre possibile. È allora necessario cercare un modo per incanalare questo insieme di sensazioni. 

Le circostanze lo inducono a cercare altrove il modo per far fronte alla malattia. Ma ad aiutarlo nel percorso di accettazione concorrono anche le filosofie ascetiche abbracciate da lui in Oriente. L’atteggiamento di Tiziano Terzani verso il cancro muta nel corso del tempo. Infatti in “Un altro giro di giostra” ad un iniziale stadio di sconforto, contrappone una fase intermedia di approfondimento della conoscenza del proprio corpo così come del proprio spirito. Infine per compiere l’intero percorso di catarsi, è per lui necessario tornare alle origini tanto idealmente, quanto di fatto. 

“La fine è il mio inizio” è  catarsi e accettazione. La filosofia del filo

Tale intento si nota di gran lunga nel suo ultimo scritto, “La fine è il mio inizio”, nel quale decide di fare i conti con l’inevitabile morte. Così, il giornalista deposita i suoi ricordi in un libro d’importanza chiave per il chiaro intento memorialistico, che l’impostazione in forma di dialogo accentua. A tu per tu col figlio Folco, Tiziano ripercorre tappe importanti della sua vita. L’infanzia e l’impegnativo percorso di studi, le prime esperienze lavorative e l’incontro con la futura moglie Angela. Però, tra un racconto e un altro, non dimentica il fulcro della sua narrazione ed inserisce degli intervalli di tempo nei quali torna a parlare della sua situazione corrente. È ormai impossibile non notare l’avanzare della malattia, che lo angoscia e gli ricorda di stare vivendo in un corpo decadente. 

Uno dei tanti messaggi che Tiziano Terzani ci lascia nel suo percorso con il cancro riguarda l’accettazione di momenti critici e, infine, la liberazione dai pesi dell’animo. Nonostante l’autorevolezza della sua filosofia, la saggezza del giornalista non appesantisce le sue cronache, ma anzi interviene solo quando se ne ha maggior bisogno. Così, in un periodo di crisi o in una singola manifestazione di difficoltà, suggerisce di guardarsi indietro per recuperare il bandolo della matassa.

«Allora vedi, tutte queste piccole cose determinano la vita. Fai un passo, poi ne fai un altro ed è solo quando sei alla canna del gas che ti volti e dici “Caspita, c’è un filo!”»

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