“Una vita da ricostruire” di Brigitte Riebe a partire dal dopoguerra

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"Una vita da ricostruire" di Brigitte Riebe

Sbarca sul mercato librario con Fazi Editore “Una vita da ricostruire” di Brigitte Riebe, scrittrice tedesca tradotta in italiano da Teresa Ciuffoletti e Nicola Vincenzoni. Il libro è il primo di una trilogia che ha come titolo originale “Le sorelle del Ku’damm”, infatti ogni testo della saga si concentra su una delle sorelle Thalheim: Ulrike, Silvie e Florentine. La battagliera Ulrike, o meglio, Rike è la protagonista di “Una vita da ricostruire”, nonché voce narrante della storia.

“Una vita da ricostruire” di Brigitte Riebe a partire da Berlino

Al centro del romanzo, sfondo delle vicende che seguiranno, c’è una Berlino distrutta e segnata dal secondo conflitto mondiale. La dignità della gente è offesa dai soldati stranieri, non meno di quanto i tedeschi hanno fatto durante la guerra nei confronti di altri popoli. In questo triste contesto, però, Rike e la sua famiglia vogliono ricominciare a vivere per ricostruire il loro futuro.

«Il terzo Reich è finito, ma noi siamo vive. Tutto può tornare ad essere bello come prima. Dobbiamo avere solo fiducia.»

Ogni capitolo descrive gli avvenimenti che si svolgono in un determinato momento e spesso si nota un piccolo salto temporale tra un capitolo e il successivo, ma la narrazione si riallaccia senza problemi. Seppure Berlino sia la città sul cui sfondo si dispiega la storia, in alcuni momenti le ambientazioni cambiano spostandosi tra la Svizzera e Milano. Le descrizioni topografiche della capitale tedesca sono molto accurate e dettagliate, così come lo sono quelle relative agli abiti indossati dai personaggi nelle varie occasioni.

“Una vita da ricostruire” fonde in maniera armonica le vicende personali dei personaggi, specialmente femminili, con la storia della Germania del dopoguerra. Viene riportato con minuzia ogni avvenimento di Berlino perché destinata a diventare il simbolo della Guerra fredda.

«I giorni dell’autocrazia sovietica su Berlino sono contati. A quanto pare gli Alleati occidentali, gli americani, gli inglesi e i francesi dovrebbero arrivare a breve. Adesso anche loro vogliono la loro fetta di torta.»

I tenaci personaggi non vengono arrestati dai problemi presenti in una città sempre più offesa e divisa. Non mancano gravi piaghe sociali, la fame per il cibo razionato, il mercato nero, la presenza delle truppe straniere, ma traspare sempre un messaggio di speranza. Quando un popolo desidera tornare alla normalità, dopo un periodo buio, ha come prima necessità quella di potersi procurare del cibo. Soddisfatta la fame, ci si concentra su ciò che si indossa. Non a caso i vestiti e la moda hanno un ruolo importante all’interno del romanzo. Ogni essere umano vuole rinascere e sentirsi più attraente, un vestito nuovo è quello che serve per iniziare a recuperare la propria dignità. E così passo dopo passo, si assiste al compiersi di un puzzle, ai passi fatti uno dopo l’altro verso la rinascita.

L’ambiguità del patriarcale Friedrich

Sebbene i personaggi femminili siano preponderanti, Friedrich Thalheim merita una piccola attenzione. Friedrich non ha condiviso l’ideologia nazista ma, per evitare di chiudere i suoi magazzini, si è piegato al regime iscrivendosi al partito. Una scelta non condivisa da tanti altri tedeschi che hanno invece preferito rinunciare alle loro brillanti carriere piuttosto che piegarsi al volere del Fuher.

Friedrich, invece, si allinea al regime, ma allo stesso tempo nasconde le sarte ebree dei suoi magazzini, per consentire loro di continuare a lavorare. Certamente è una figura ambigua, ma in realtà rappresenta una condizione comune a tanti individui vissuti in paesi dominati da una dittatura. Uomini che non hanno condiviso determinate idee, ma che hanno dissimulato i loro pensieri per evitare problemi maggiori.

«Non tutti i tedeschi sono cattivi. In questo paese ci sono persone che hanno la loro dignità e la coscienza pulita.»

La scrittrice si insua su diversi livelli di analisi e narrazione. Attraverso l’esempio di Rike e il padre, si sofferma anche sulle difficoltà del rapporto genitoriale, lo scontro di due mondi, due visioni rese ancora più opposte dall’evoluzione sociale di quegli anni. Infatti il padre, maschilista e patriarcale, si posiziona agli antipodi rispetto le figlie, per cui invece l’emancipazione e l’indipendenza sono fondamentali. Le sorelle andranno avanti per la loro strada con tenacia per ottenerle, come tante donne di quegli anni che non hanno voluto più essere solo mogli, madri o sorelle.

La metafora della moda

Amori, segreti e rivelazioni appassionano sempre i lettori e lo fanno in maniera egregia anche in questo romanzo. Ciò rende più avvincente la lettura che potrebbe apparire monotona se ci si limitasse solo ai fatti storici. Il pathos diventa maggiore quando certi misteri riguardano il passato e ritornano violenti nel presente.

La rinascita post-bellica non si ferma soltanto al rilancio del settore tessile e manifatturiero: pian piano riprendono vigore gli spettacoli musicali dal vivo, le trasmissioni radiofoniche e il cinema. In questo modo il mondo offeso dalla guerra comincia a lenire le proprie ferite per proiettarsi verso il progresso e il futuro. Senza dubbio la fiducia nel domani trova un valido alleato nel mondo della moda che diviene la metafora giusta per riassumere il senso del romanzo. I vestiti sono sempre un passo avanti a tutto il resto, la moda già oggi guarda al domani.

In questa storia l’ottimismo nasce dalla più profonda sofferenza, questo però insegna anche che si può sempre riprendere in mano la propria vita per costruire un futuro migliore. “Una vita da ricostruire” di Brigitte Riebe è un libro coinvolgente e piacevole, un testo che non fa annoiare, al contrario il suo finale inaspettato fa nascere subito la voglia di leggere il seguito.

«Abbiamo bisogno di guardare al futuro, senza continuare a guardarci indietro. Se non crediamo nel nostro futuro non ne avremo mai uno.»

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