Uno sguardo alla Siria, caput mundi del conflitto mondiale

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Siria, caput mundi del conflitto mondiale

Il conflitto in Siria s’intreccia tra giochi di alleanze e sanguinosi odi tra le varie potenze in gioco. Ad oggi impegnate nel conflitto siriano vi sono quasi tutte le potenze mondiali con lo scopo di riportare la pace e la stabilità nel paese, ma con il celato obiettivo di spartirselo.

Siria…

Da un lato l’asse Usa-Gb- Francia con il raid del 14 aprile e con il Presidente Macron protagonista quasi assoluto insieme al collega Donald Trump, che ha definito un successo l’attacco apportato in Siria agli obiettivi strategici. Il presidente Macron in diretta tv su BFM ha dichiarato che l’attacco è legittimo in base ad una risoluzione Onu del settembre 2013 che vieta di usare armi chimiche. Il primo ministro inglese, Theresa May ha dichiarato di ritenere giusto l’attacco per limitare l’uso delle armi chimiche da parte della Siria.

Dall’altro lato abbiamo una Russia inferocita con le potenze occidentali per l’attacco che hanno compiuto in Siria, come dimostra la risoluzione presentata all’Onu dallo Stato russo contro i raid aerei, bocciata prontamente dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. Putin, da tempo sostenitore del presidente Assad e suo strenuo difensore, non sembra intenzionato a cedere il passo alle potenze occidentali. Anche il presidente russo in realtà conserva interessi in Siria – le posizioni strategiche a Tartous e Latakia- e, in un colloquio telefonico con il presidente iraniano Rohani, ha affermato che tali azioni sono ritenute illegali, rischiando di minare il quadro di stabilizzazione siriano.

… uno sguardo d’insieme

L’ Iran non è spettatore disinteressato della vicenda siriana. Negli ultimi giorni si è paventata la possibilità di un ritiro delle truppe degli Stati Uniti dalla zona settentrionale della Siria, aspetto che ha acceso l’attenzione dello Stato iraniano. Il ritiro delle truppe Usa sarebbe un trampolino di lancio importante per l’Iran al fine di costituire una sorta di canale che, attraverso l’Iraq e passando per la Siria, arriverebbe in Libano. Dunque questo scenario permetterebbe all’Iran di affacciarsi sul Mediterraneo.

Israele dall’altra parte appare preoccupata, anche in virtù di un’alleanza tra l’Iran ed Hezbollah in Libano. I raid verificatisi alla base iraniana T4 di Tayfur tra l’otto ed il nove aprile, rivendicati da Israele, sono da inquadrare in schermaglie tra i due paesi. Nel risiko internazionale bisogna introdurre un altro protagonista, la Turchia. Il 20 gennaio ha avuto inizio l’operazione “ramoscello d’ulivo”. L’intento è stato scacciare le milizie curdo siriane Ypg dalla città di Afrin, nell’area nord occidentale siriana, e costituire una zona di sicurezza per proteggere il confine siriano. Il presidente Erdogan è sempre molto attento alla questione curda, non a caso ritiene l’Ypg una propaggine del partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) con il quale lo stato turco è in guerra da diverso tempo. Dopo due mesi l’esercito turco ha conquistato la città di Afrin.

Questione siriana. Un epilogo ancora lontano

Dopo sette anni di guerra civile in Siria, con diverse centinaia di migliaia di morti, si è ben ancora molto lontani da un epilogo che possa restituire una nazione ai cittadini e dar loro la possibilità di un nuovo inizio. Se da un lato assistiamo al gioco delle potenze, abili a sfruttare interessi e tessere alleanze, dall’altra assistiamo ad un immobilismo nei confronti del presidente Assad. L’alba di un nuovo inizio in Siria consentirà al popolo siriano di riacquistare finalmente la dignità perduta con lacrime e sangue?

Siria
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