Visegrad: l’altra faccia dell’Europa tra immigrazione e potere

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Visegrad è una cittadina della contea a nord di Budapest, qui re Carlo I di Ungheria volle stabilire la capitale del suo regno. La stessa città nel 1335 fu la sede dell’incontro con il re di Boemia ed il re di Polonia Casemiro III, per discutere di un’alleanza con il solo scopo di di contrapporsi a quella degli Asburgo. Il gruppo di Visegrad si delineò il 15 febbraio del 1991 su iniziativa del primo ministro ungherese Jòrsef Antall, sulla base di un accordo di cooperazione politica e culturale tra i tre paesi, Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia, appena usciti dal blocco sovietico. Si passò da 3 a 4 membri quando la Cecoslovacchia si disgregò  in Repubblica Ceca e Slovacchia e da qui la denominazione di Visegrad.

Inizialmente l’obiettivo era una cooperazione tra gli Stati per un’integrazione all’interno dell’Unione Europea, obiettivo che si è tramutato in euroscetticismo. I quattro paesi sono entrati nell’Unione Europea nel 2004 e rappresentano complessivamente circa 64 milioni di abitanti. Il più in vista sembra essere senza dubbio Viktor Orban, primo ministro ungherese e fresco di rielezione. Orban è maggiormente conosciuto per la sua politica contro i migranti, con il muro eretto al confine serbo per limitarne il flusso. È  tenuto sotto controllo dalla Commissione europea per via della svolta autoritaria che il suo paese sta intraprendendo. Altro tema caldo nel paese ungherese è rappresentato dal controllo sui media e stampa.

D’altra parte anche la Polonia guidata dal premier Morawiecki, che dei quattro paesi risulta in una fase di crescita, si sta avviando verso una svolta autoritaria, con la libertà di stampa e di opposizione estremamente limitate, e la politica sui migranti che prevede il respingimento di quanti non sono cristiani, non accettando quelli sbarcati in Grecia ed Italia. La centralità della questione in Polonia è dimostrata dalla manifestazione dell’ 11 novembre scorso, quando 60000 persone hanno partecipato ad una “marcia per l’indipendenza” con lo scopo di chiedere una Polonia più bianca, e più attenta verso l’invasione degli immigrati di origine araba.

Visegrad è nato per avvicinarsi all’UE. Cosa allontana i 4 Stati dall’Unione Europea?

Osservando gli ultimi dati non sembra trattarsi di motivi economici. Ungheria e Polonia ricevono, ad esempio, sostanziosi fondi dall’Unione Europea e possono usufruire di un costo del lavoro e di salari sostanzialmente più bassi rispetto ad altri paesi europei. Il problema di fondo sembra essere esclusivamente politico, si tratterebbe di un problema di decentramento decisionale in capo all’Europa, con la  conseguente limitazione della sovranità dei quattro Stati. L’idea di costruirsi un immagine forte con la quale il popolo possa identificarsi e la creazione di un’economia solida e sostenibile.

Altro aspetto interessante e che va sottolineato è che questi quattro paesi si sono sempre rifiutati di partecipare alla distribuzione dei migranti per quote tra i paesi dell’Unione Europea. Atteggiamento che ha portato a sanzioni da parte dell’Unione europea, ma che non sembrano scalfire in alcun modo l’operato politico improntato ai muri “trumpiani” piuttosto che al “Trattato di Schengen“. Il fronte Visegrad sembra attrarre verso di sé anche altri paesi a forte spinta populista, come l’Austria guidata dal cancelliere 32enne Kurz con il partito popolare austriaco (Ovp), molto sensibile alla necessità di porre fine ai flussi che giungono in Europa ed intenzionato a proteggere i confini meridionali dall’ondata migratoria. Una prova dell’ammiccamento del Cancelliere Kurz a Visegrad si è avuta il 21 giugno a Budapest in occasione del summit dei capi di Governo di Visegrad con il coinvolgimento della stessa Austria. Temi principali sono stati l’immigrazione, la protezione delle frontiere e misure contro l’immigrazione clandestina soprattutto dalle rotte dei Balcani.

Un aspetto che spaventa non poco la stabilità europea è la presidenza dell’ UE, affidata da luglio a dicembre all’Austria, che di fatto porrà l’accento sulla questione dei migranti e della modifica del Trattato di Dublino, determinando forti contrasti in seno all’Europa. In questo scenario  euroscettico guidato da Visegrad, sembr  entrare anche l’Italia con il Ministro dell’Interno Matteo Salvini della Lega, che ha fatto della questione migranti il suo cavallo di battaglia durante la campagna elettorale e che ha poi messo in atto con  il respingimento della nave Aquarius verso i porti spagnoli. Asse consolidato al vertice dai ministri dell’Interno, tenutosi a Lussemburgo con il No di ’Italia, Spagna, e Visegrad alla riforma del Trattato di Dublino sulla politica di asilo.

Se Visegrad è stato concepito nel lontano 1991 come mezzo di cooperazione e di spinta verso l’Europa, oggi lo scenario è totalmente diverso: quattro Stati che rivendicano autonomia, sovranità ed una centralità in tema d’immigrazione che potrebbe avere forti ripercussioni sull’Unità già precaria dell’Unione Europea.

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