William Shakespeare. Drammaturgo, filosofo e psicologo

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William Shakespeare. Drammaturgo, filosofo e psicologo
“William Shakespeare” di William Blake

Stratford-upon-Avon, in Inghilterra, nel 1564 dà i natali al Maestro del teatro elisabettiano, William Shakespeare. Da sempre riconosciuto per la ricchezza della sua poetica, per la complessità delle tematiche, per i quesiti ancora tanto attuali, la straordinarietà dei suoi protagonisti e la loro psicologia. È un profondo indagatore, un bravo scopritore dell’animo umano, contrastato e sopraffatto dai suoi tormenti esistenziali. Vuole fornire tutte le sfaccettature dell’essere umano, il quale non riesce a comprendere egli stesso il ruolo da assumere sul palcoscenico della vita, non comprende quale direzione sia meglio per lui e difficilmente riesce a trovare il modo per raggiungere l’ambita felicità, che alla fine risulta effimera.

William Shakespeare. Filosofo e psicologo

Una realtà certa comprende il personaggio Shakespeariano: bisogna pagare un prezzo molto alto per assaporare qualche minuto di pura felicità.  Allora la considerazione più profonda ricade su una sola certezza: «Riflettere e meditare, pensare e interrogarsi». Così fece Michel de Montaigne, che dopo la sua attiva vita politica, si ritira e vive di contemplazione, esplora le questioni rivedendole da nuovi punti di vista. Da qui, riconosciamo il carattere filosofico del lavoro shakespeariano che fu fortemente influenzato dalle teorie di Michel de Montaigne.

Amleto è l’immagine perfetta del dubbio esistenziale dell’uomo fortemente legato allo scettiscismo montaignano. Attraverso quel personaggio (come tanti altri), Shakespeare analizza entrambe le facce di una questione politica e sociale, morale o psicologica, sentimentale e razionale. Questa è un’apertura mentale che fa unico il grande Maestro, un’apertura che rende universali e adatte al pubblico di ogni epoca tutte le opere.
In alcune di queste, come “Otello”, “Re Lear” o “La Tempesta”, si colgono alcuni spazi relativi alla sua visione del mondo,per cui ogni individuo riconosce il proprio mistero e la natura teatrale tipica dell’essere umano. Dunque ogni individuo racchiude personaggi diversi a seconda della scena che deve rappresentare in un determinato momento della propria vita. Non è nuova come tematica, se si pensa a “Uno, nessuno, Centomila” di Luigi Pirandello a cui “Girgenti” diede i natali.

«Io considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua parte» – “Il Mercante di Venezia” di William Shakespeare

Misunderstanding shakespeariano

William Shakespeare riuscì a creare una perfetta sintesi delle diverse forme teatrali del suo tempo, opere di grande equilibrio dove il tragico, il comico, l’ amaro, il gusto per quell’ alone di mistero, per la cruda realtà fatta di comunicazione e, soprattutto, di Misunderstanding si mescolano con tanta maestria. Il Misunderstanding, il grande equivoco, grande provocatore di eventi e intrecci impensabili, trascinatore di errori e tragiche conseguenze.

Enormi sacrifici incorniciano le vite dei protagonisti che, da umili servitori della loro stessa esistenza, si convertono in schiavi delle loro ossessioni, delle loro pazzie, delle loro passioni, fino ad entrare in un turbinio di fatti che si aggrovigliano alle vite di chi incontrano strada facendo, fino a diventare catastrofe su cui si chiude tristemente il sipario. E il pubblico incredulo, ancora si domanda il perché. Tutto ciò si sarebbe potuto evitare, bastava solo un po’ di buon senso… ma l’ uomo “originale”, fatto di emozioni e forti sentimenti, anticipatori del periodo romantico, non ha buon senso, non ha ragione. E la stessa ragione quando si irrigidisce ed esagera, diventa essa stessa follia. Sarà allora, e solo allora, che l’uomo si renderà conto che l’unica via d’ uscita che gli rimane è solo l’Amore.

«La follia, mio signore, come il sole se ne va passeggiando per il mondo, e non c’è luogo dove non risplenda» – “La dodicesima notte” di William Shakespeare

La figura femminile nelle opere di Shakespeare

I tormenti e il vissuto dell’animo delle donne sono molto presenti nelle opere di William Shakespeare. Grande anticipatore anche in fatto di tematiche sulle donne, era ben consapevole degli ostacoli che la società dell’epoca poneva loro. Un esempio ne è il divieto alle donne di salire in scena e recitare a teatro; dovevano essere sempre gli uomini a svolgere anche i ruoli femminili. Bisogna aspettare fino alla seconda metà del Seicento per vedere la pioniera Margaret Hughes che, interpretando Desdemona, infranse queste regole.

Il tentativo di protezione verso le donne da parte della società europea dei tempi, celava in realtà un desiderio di controllo. Le donne non potevano esprimere le proprie doti nè mostrare pienamente e liberamente le loro passioni. Ogni espressione del loro essere doveva essere riconducibile ad un sistema di valori prettamente maschile. Tutto ciò viene messo in evidenza da Shakespeare in diverse sue opere, dove molto spesso il tentativo di emancipazione delle donne finisce con un prezzo molto alto da pagare: la distruzione della protagonista o il suo trasformarsi in bersaglio di scherno.

Gli esempi

Molto spesso nelle opere shakespeariane si cerca di leggere le figure femminili come padrone di una personalità fragile. Ma non è così. “Giulietta e Romeo” ne è un esempio. Lei è forse il personaggio femminile più importante di tutte le opere di Shakespeare, perché da subito si presenta come donna ribelle alle convenzioni cortesi che assoggettavano la donna alle volontà della famiglia. Portia de “Il Mercante di Venezia” è giovane bella, ricca, brillante e intraprendente. Si distinse per la sua alta moralità e il suo ruolo di moglie e di figlia. Se si vuole, la lista è interminabile.

Non a caso in “Antonio e Cleopatra” la protagonista, come Giulietta, vive una storia d’amore travolgente. È una donna volitiva, battagliera e orgogliosa, personaggio che si muove tra vizio e virtù. In tal senso Shakespeare attraverso la genialità delle sue parole, denuncia la posizione sociale della donna in quell’epoca e le dà voce. Ne urla le sue personalità passionali e indipendenti, talvolta anche più forti dell’uomo, come nel caso di “Romeo e Giulietta”.

«Siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni; e nello spazio d’ un sogno è racchiusa la nostra breve vita» – “La Tempesta” di William Shakespeare

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